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Rubrica Fisco e Diritto: la nuova legge sull'etichettatura dei prodotti alimentari


10-04-2011


Dott. Pietro CUSATI
Direttore Amministrativo Tribunale di Sala Consilina (SA)
Giudice Tributario presso la Commissione Tributaria Provinciale di Salerno
Abilitato all’esercizio della professione forense e all’insegnamento di materie giuridiche ed economiche
Giornalista - Pubblicista

Il 6 marzo scorso è entrata in vigore la legge 3 febbraio 2011 n.4, avente come oggetto "Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.41 del 19 febbraio 2011. Nell’interesse di tutti è auspicabile che con questa legge sia finita l’era del falso "made in Italy" agroalimentare che tanto ha danneggiato i nostri prodotti tipici e tradizionali. La nuova norma, approvata all’unanimità dal parlamento italiano, introduce l’obbligo di riportare nell’etichettatura dei prodotti alimentari l’indicazione del luogo di origine o di provenienza e dell’eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati in qualunque fase della catena alimentare, dal luogo di produzione iniziale fino a quello finale.
Finalmente il consumatore potrà conoscere da dove viene quello che sta mangiando ma anche l’origine delle materie prime di cui è composto il prodotto che trova sugli scaffali dei negozi e potrà subito avere chiaro se il prodotto che sta per comprare è biologico o meno. Per i prodotti non trasformati deve essere menzionato il Paese di produzione, mentre per i trasformati in etichetta è necessario indicare il luogo dove è avvenuta la modificazione sostanziale e il luogo di produzione della materia prima prevalente del prodotto. La legge estende quindi l’indicazione di provenienza anche a pasta, carne di maiale e salumi, carne di coniglio e verdura trasformata, derivati del pomodoro diversi da passata, formaggi, derivati dei cereali (pane, pasta), carne di pecora e agnello, latte a lunga conservazione, tutti prodotti finora non etichettati da questo punto di vista. Ad oggi, infatti l’indicazione di provenienza era presente solo su carne bovina, carne di pollo e derivati, frutta e verdura fresche, uova, passata di pomodoro, latte fresco, pesce, extravergine di oliva, miele. La pubblicità dei prodotti non potrà essere ingannevole. La nuova normativa prevede che i prodotti alimentari, le informazioni relative al luogo di origine o di provenienza delle materie prime agricole non debbano indurre in errore il consumatore. L’omissione di queste informazioni costituisce pratica commerciale ingannevole ai sensi del Codice del Consumo. L’etichettatura limiterà l’importazione di prodotti di qualità minore spacciati come prodotti italiani di più alta qualità da vendere ad un prezzo più elevato. La nuova legge serve a fare chiarezza sui prodotti e sulla loro origine ma sta al produttore investire sulla qualità del suo prodotto.‘’Noi siamo quello mangiamo’’ amava dire mio nonno! A questo punto sorge spontanea una domanda: il sapere che in un determinato prodotto è stato utilizzato un ingrediente italiano, senza sapere come è stato coltivato, quali tipi di concimi e sostanze chimiche sono state usate per il terreno e per la pianta, non dà certamente sicurezza al consumatore, anche alla luce dei dati sui tumori in Italia che nel 2010 sono aumentati del 10%. Inoltre va ricordato l’altolà di Bruxelles, la Commissione Europea, con toni diplomatici, ha formulato un giudizio di ‘’non opportunità’’ della legge italiana sulla etichettatura trasparente chiedendo in sostanza di non applicarla in attesa dell’approvazione di un Regolamento Europeo. La battaglia per l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine degli alimenti deve essere fatta in Europa. L’Italia non può permettersi la libertà di adottare in questa materia regole ulteriori rispetto a quelle Comunitarie. La salute degli Italiani si decide a Bruxelles. Nell’interesse di tutti speriamo bene!
 

 



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