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Vallo di Diano: solidarietà a Nello Rega


11-01-2011

Sono tanti i messaggi di solidarietà partiti anche dal Vallo di diano per il giornalista RAI Nello Rega, per l’attentato subito la notte scorsa. Un colpo di pistola è stato sparato contro l'automobile guidata dal giornalista di Televideo Rai, autore del libro "Diversi e divisi" sulla convivenza tra islamici e cristiani, fortunatamente il giornalista , è rimasto illeso. Nello Rega particolarmente stimato e legato al Vallo di Diano, dove più volte e in più comuni (Sala Consilina, Sant’Arsenio, Polla) ha presentato il suo ultimo Bestseller, qui è stato, per un lungo periodo, ricorda spesso con orgoglio, anche legato sentimentalmente. Emittenti Televisive, radio locali, associazioni Culturali, istituzioni politiche e Assessorati e tanti amici comuni soprattutto i suoi colleghi giornalisti del Vallo di Diano sia per fax , con telefonate e soprattutto per Facebook hanno mandati i lori messaggi di solidarietà. “… Era doveroso dimostrare tutta la nostra solidarietà e vicinanza per questo ignobile gesto a Nello Rega” ci comunica un’amica dell’Associazione STEA di Sala Consilina. dalla pubblicazione del libro, Rega è stato ripetutamente minacciato a Potenza (città di nascita e dove vive) e a Roma, a partire dal 2009. Il fatto è avvenuto a pochi chilometri da Potenza, sulla statale Basentana, mentre il giornalista tornava a casa dopo aver trascorso una serata con alcuni amici, nel Materano. Rega viaggiava da solo. Il proiettile è stato sparato da un'automobile che ha affiancato quella di Rega dopo averla speronata: il colpo ha infranto i vetri posteriori della vettura del giornalista che ha accelerato ed è riuscito a raggiungere Potenza dove ha avvertito la Polizia e i Carabinieri. L'auto è ora in un deposito dei Carabinieri dove i tecnici dell'Arma continueranno ad esaminarla.
Rega ha raccontato agli investigatori di aver visto sull'auto che ha speronato la sua almeno due persone e di aver sentito almeno un colpo di pistola: "Chi ha sottovalutato il pericolo che correvo ora deve fare un esame di coscienza. Sono terrorizzato e chiedo ancora una volta allo Stato di proteggermi adeguatamente. Tuttavia - ha concluso il giornalista - non mollerò perché non voglio rinunciare alla mia libertà di pensiero".
Sole poche ore prima sulla sua bacheca di Facebook aveva scritto “Alziamo la voce contro l'intolleranza religiosa degli islamici. Vogliamo la libertà religiosa e il suo rispetto. Niente di più. E vogliamo vivere in pace. E agli integralisti islamici che mi vogliono morto: "Non riuscirete a chiudermi la bocca e a spegnere il mio cervello"! Vado avanti...non mollo!”
Dal settembre 2009, sono stati una decina gli episodi di minacce ricevute, tra Potenza e Roma. Le minacce cominciarono dopo la pubblicazione del libro "Diversi e divisi" edito da Terra del Sole, sulla convivenza tra islamici e cristiani: il 24 settembre del 2009, tre giorni prima della presentazione a Potenza, il giornalista riferì di aver ricevuto una busta con due proiettili. In seguito, in altre tre occasioni, Rega trovò buste con proiettili sulla sua auto, a Roma, nel parcheggio di Saxa Rubra, e nella cassetta della posta della sua abitazione, a Potenza. Il 27 novembre 2009, invece, nel capoluogo lucano, fu lasciata una testa mozzata di agnello all'interno dell'automobile del giornalista. Un'altra busta con due proiettili fu depositata il 7 aprile 2010 sullo zerbino davanti alla porta dell'abitazione di Rega, a Potenza. Infine, lo scorso 22 novembre, nella buca delle lettere del palazzo di Potenza dove abita Rega trovò due cartucce per fucile.
Ringraziandoci della solidarietà dimostratasi Nello Rega ci dichiara “…Nonostante le minacce di morte, il mio lavoro continua. Ho deciso come dovere civico quello di non fermarmi davanti a chi vigliaccamente vuole imbavagliare la libertà di espressione, uno dei capisaldi del vivere civile e delle conquiste della modernità. Non mollo davanti a chi vuole intimidirmi anche se la scelta non è senza rischi e paura. Come quelli di non aver ancora oggi ricevuto risposte concrete da parte dello Stato sulla mia sicurezza. Nonostante il lavoro incessante dei carabinieri, che sono diventati i miei angeli custodi, non mi è stata assegnata una scorta che certamente potrebbe farmi vivere meglio e senza rischi. Sono avvolto, e ne sono onorato, da una coltre di solidarietà che mi da la forza di andare avanti...Ancora una volta, minacce senza ragione e senza verità. Fino a quando?”

MICHELE D’ALESSIO
 




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