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Lo scandalo delle mozzarelle blu mette in ginocchio il Vallo di Diano


27-07-2010

Nel nostro Paese, mi riferisco all’Italia, lattici e la mozzarella,in particolar modo, sia di bufala che vaccina, è il formaggio più comprato ed è presente sulle tavole di quasi tutte le famiglie. Negli ultimi anni è diventato, quasi l’emblema o meglio la regina dei formaggi freschi, un vero fiore all'occhiello delle nostre esportazioni in quanto è apprezzato in tutto il mondo. Quest'ultima brutta vicenda, ci riferiamo ai casi delle mozzarelle blu, se non si agisce per fare massima trasparenza, può generare confusione tra i consumatori e causare una flessione dei consumi, come del resto è avvenuto durante altre emergenze alimentari come la mucca pazza, l’aviaria nei polli, la diossina nelle mozzarelle ecc., peraltro "importate" e non provocate dalla nostra agricoltura. Eppure nonostante tutto, ci siamo di nuovo ricascati, con conseguenze ancora più gravi per l’economia, in una crisi mondiale che persiste ormai da troppi anni. Se la situazione è preoccupante in zone dove la produzione e la trasformazione del latte, occupa una minima parte del fattura, immaginate il fenomeno che ha scaturito nelle zone, in cui l’economia locale è basata sulla produzione del latte e la sua trasformazione, mi riferisco all’area del Vallo di Diano, che produce oltre il 45% del fior di Latte (mozzarella Vaccina) della provincia di Salerno, pari al 20% della produzione della Campania. Sono bastati, come ricorderete , tre casi di "mozzarella blu" registratesi nei giorni scorsi, nel Vallo di Diano che, fortunatamente, non hanno fatto scatenare una psicosi tra i consumatori (I tre casi di "mozzarella blu" sono tutti attribuiti ad un solo caseificio) però hanno fermato la richieste di mozzarelle proveniente dai venditori delle località turistiche campane, della Basilicata e Calabria, a dispetto della garanzia del Ministero della Salute, che assicura il monitoraggio negli stabilimenti di produzione e in tutte le fasi di commercializzazione delle mozzarelle su tutto il territorio nazionale, da parte dei servizi veterinari delle Asl, delle Regioni e province, dei NAS e degli Istituti zooprofilattici sperimentali. Garanzie sostenute con forza anche delle associazione di Categoria come CIA e Coldiretti e naturalmente dai rappresentanti dei consorzi dei Caseifici, che ci tengono a precisare “…il titolare del caseificio di Sassano che è incappato in questa disavventura delle mozzarelle blu…è una persona estremamente corretta e lavora con serietà il latte prodotto nelle nostre zone. Quello che è capitato a lui potrebbe derivare da un batterio che ha inquinato l'acqua che viene utilizzata per la lavorazione del latte". Di diversa opinione, però, sono gli allevatore del Vallo di Diano, visto che, lo scandalo della mozzarella blu, quella che cambia colore qualche ora dopo l’apertura della confezione, deriva da paste e fusi importati dall’estero, come Germania, Slovenia, Francia ,Belgio, in particolar quelle prodotte nello stabilimento tedesco Milchwerk Jager Gmbh & Co e Land, con una amara costatazione dichiarano
“ …finche è stato utilizzato solo latte locale o almeno italiano, la qualità e la garanzia dei latticini è stata al massimo, non c’è mai stato uno scandalo di questo tipo, adesso,con dall’apertura del mercato europeo, a partire dalla famose quote latte…quasi ogni anno se ne sente una nuova. I caseifici preferiscono comprare latte o paste da fuori Italia, a prezzo bassi. Noi allevatori siamo costretti a dare il latte alle loro condizioni, a stare ai “lori ricatti” alle loro leggi di mercato, con prezzi miseri come 35 o 36 centesimi per ogni litro di latte… poi dichiarano e sventolano ai quattro venti, che lavorano solo latte locale. Come si è dimostrato più volte, il latte da noi prodotto fornisce la massima qualità, lo sanno tutti, anche le associazione di categorie ...e ci dispiace dirlo ci tutelano poco e niente dal latte proveniente dall’estero, abbiamo più volte sollevato il problema, ma niente di fatto…si ricordano di noi solo per risuscitare il morto…”. Per arginare i danni e al fine di garantire la sicurezza dei consumatori, se ne dicono tante, sia sul tutela del Made in Italy che per smascherare l'inganno del falso Made in Italy rischioso per la salute, pero intanto, dopo la chiusura di molti allevamenti bovini, adesso c’è il rischio chiusura dei caseifici, che in questo momento nessuno si può permettere, tanto meno il Vallo, che con le sue oltre 70 piccole industrie casearie da lavoro a oltre 2000 tra addetti e non addetti.

MICHELE D’ALESSIO
 




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