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Un contributo di Roberto De Luca sulle vicende ambientali del Vallo di Diano: "dove andranno a dormire le taccole?"


26-07-2010

Le taccole, uccelli simili ai corvi, all’imbrunire le vedi arrivare dai monti alle spalle della collina del parco urbano di Silla. Volano a gruppi di venti, di dieci, di quattro o di tre, mai da sole, verso il boschetto paleo-palustre. La sera si raggruppano al di sopra della cima degli alti pioppi, quasi a giocare tra loro, per trovare il posto più alto possibile dove trascorrere la notte. Quel luogo umido, ultima testimonianza vivente della palude che un tempo invadeva tutta la vallata ora bonificata, lascerà il posto a una zona industriale. La Comunità Montana del Vallo di Diano aveva individuato quell’area come una zona di pregio ambientale in una delibera del febbraio del 2003. Nel maggio dello stesso anno la Giunta del Comune di Sassano dava il via libera ai lavori di urbanizzazione del luogo. Cecità, noncuranza, oppure semplice speculazione da parte di alcuni soggetti? E’ difficile rispondere.
Racchiuso tra due corsi d’acqua trasversali, da una fornace dismessa e la via provinciale del Corticato, la macchia mediterranea che compone il boschetto attinge la sua forza vitale dal terreno acquitrinoso tutto intorno. Prima della grande corsa alla speculazione selvaggia, prima che sorgessero capannoni pseudo-agricoli (poi trasformati in attività commerciali o altro), il boschetto era una meta dei cacciatori del luogo. Oggi, aggredito dalle opere di urbanizzazione della zona industriale, solo le taccole sembrano resistere. Ma si mantengono a distanza e trovano dimora notturna nella parte più alta del boschetto. Poco distante, nel mezzo del nulla, vi è uno scheletro in cemento. Per questa opera abusiva il Tribunale locale ha inflitto condanne in primo grado, non irrilevanti, a un tecnico del Comune di Sassano, al progettista e al proprietario. Non sapevo nulla di queste condanne fino a qualche tempo fa. Ho poi saputo che qualcuno aveva individuato nella mia persona il denunciante. Mi è stato riferito, infatti, che un condannato aveva avuto da ridire nei miei confronti. In effetti, in questi luoghi chi denuncia è un infame e chi viene condannato un poveretto che ha subito un’ingiustizia. Difficile vivere in contesti del genere per chi crede nel valore della legalità come presupposto necessario per uno sviluppo armonico del territorio. Eppure non ero stato io a denunciare l’opera. Se lo fossi stato, tuttavia, ne sarei adesso orgoglioso.
In questo mondo alla rovescia, se fai parte di un’associazione ambientalista che denuncia i misfatti e gli scempi, devi fare i conti con chi vuole solo vivere tranquillo e lasciar fare. Il rispetto che si porta agli usurai, quasi fossero dei benefattori, si tramuta in disprezzo per chi difende le acque e il suolo. E così, nella vicenda degli abusi in zona 1 del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, dove, a detta del Consulente Tecnico della Procura, si voleva realizzare non un abuso edilizio, ma una lottizzazione abusiva, le associazioni denuncianti finiranno per essere additate come delle cellule sociali malate, mentre i benefattori dell’Umanità, che hanno portato il progresso ad alta quota, avendo già sventrato una montagna nel Parco Nazionale con i bulldozer cingolati portati a 1100 metri sul livello del mare in piena zona SIC e avendo già costruito una prima splendida baita da un povero ovile in pietra, saranno semplicemente incappati in una sentenza ingiusta. Le condanne in primo grado sono state esemplari. In particolare, per uno dei due processi scaturiti a seguito delle denunce di un Comitato locale e della sede Codacons di Sala Consilina, che io rappresento, un assessore del Comune di Monte San Giacomo è stato condannato a tre anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. E dire che il Vicesindaco del Comune di Monte San Giacomo, attuale presidente della Comunità Montana del Vallo di Diano, all’indomani della nostra denuncia del settembre 2006 si era affrettato ad affermare che tutto era in regola. Figuriamoci! Adesso nessuno gli contesta, almeno politicamente, quell’affermazione. Siamo noi che abbiamo avuto l’ardire di denunciare questo scempio ambientale che dovremmo vergognarci, come conviene a chi vive nel mondo alla rovescia. Siamo noi che vogliamo fare politica con le sentenze, mentre lo stesso politico locale potrà continuare a godersi le sue poltrone, le sue indennità di carica e la soddisfazione di lasciar partire un progetto Leader per il territorio, innaffiato da ingenti finanziamenti pubblici. Pochi disturbano con la notizia e alcuni, addirittura, giocano il ruolo di Clarinetto nella splendida metafora della “Fattoria degli animali” di Orwell. Tutti gli animali sono uguali, allora, ma alcuni sono più uguali degli altri.
E mentre i giovani giornalisti locali vengono denunciati da solerti avvocati solo per aver raccontato veritiere vicende inerenti qualche condanna per reati gravi (sacrilegio assoluto!) altri prendono parte alle udienze per difendere a mezzo stampa i condannati, intrattenendosi con essi a cena. Una sorta di strano sodalizio che la dice lunga sull’imparzialità delle opinioni espresse. Questi esempi sono tuttavia in linea con il mondo alla rovescia, dove le guardie diventano ladri e viceversa. E quelle denunce sono funzionali a far capire ai giovani volenterosi che è bene non parlare delle condanne per reati gravi delle persone per bene. Prendessero esempio da quelli che conoscono come si fa il mestieri e come si usa la penna. In altri casi, ancora, si adotta la tecnica delle tre scimmiette e tutto ritorna al proprio posto in breve tempo. La gente del luogo dimentica presto, ma se non apprende la notizia per radio o per televisione è ancora meglio. E una condanna per uno scempio ambientale potrebbe disturbare qualche anima assopita nel sonno dell’inconsapevolezza. Così è meglio non dire quello che ambientalisti sobillatori dell’ordine pubbico vanno facendo per sconvolgere la vita delle persone per bene. Sarebbe tutta pubblicità gratuita per questi malfattori che difendono l’ambiente. Meglio pubblicizzare la sagra del tartufo o quella del cetriolo, che tanto lustro danno alle nostre zone, e sottacere il fatto che in alcuni terreni del Vallo di Diano sono stati sversati rifiuti tossici. Di questi eventi nessuno dice più nulla. Volete mettere? Parlare di queste cose potrebbe finire per sconvolgere ancora di più le coscienze dormienti e recare troppo disturbo a chi si è fatto garante locale, anche mediatico, di questi indefinibili atti. E’ così che va il mondo. Alcuni si rassegnano, tuttavia. Noi non lo faremo mai.


Roberto De Luca
 




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