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Operazione Erice stralci dell’ordinanza emessa dal GIP del tribunale di Sala Consilina


17-11-2009

Scioccante e inquietante appare l’enorme mole della ordinanza di custodia cautelare che contiene 689 pagine, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del tribunale di Sala Consilina, dott. Luciano Di Transo. Una ordinanza che raccoglie tutti i movimenti della organizzazione criminale che coinvolgeva ben tre regioni con a capo una struttura verticistica gestita da Giuseppe Durante “… quale promotore, capo e organizzatore dell’associazione con il ruolo di dirigere e coordinare l’attività di prostituzione in vari comuni del Vallo di Diano, di gestire ed amministrare la casa di prostituzione e di promuovere mediante gli altri sodali e/o provvedere personalmente…” si legge in un passo.Oltreil Durantee suo figlio Antonio, pare che Lammardo e tutti gli altri bulgari dessero una mano non da poco al procacciamento delle donne straniere avvenenti e senza scrupoli che appena giungevano in Italia senza troppi giri di parole, concedevano il loro corpo al cliente di turno che non si faceva alcuno scrupolo di chiedere prestazioni sessuali pure molto esplicite e sovente sempre più intime e ai limiti dell’immaginario collettivo. Il sodalizio quindi ruotava intorno all’uomo considerato il promotore, Giuseppe Durante, commesso da anni in un noto negozio all’ingrosso di casalinghi di Sala Consilina ora in pensione, da tutti ritenuto “una persona sopra ogni sospetto, marito e padre di tre figli”. La finalità della organizzazione era indurre alla prostituzione le giovani ragazze che facevano ingresso in Italia cercando di ampliare la “clientela” e il territorio in cui l’associazione operava, fino ad oltrepassare i confini del Vallo di Diano. Molti degli indagati, benché non inseriti nel contesto associativo criminale in parola, con le loro condotte hanno alimentato il mercato della prostituzione nel Vallo, sia pur con le dovute graduazioni e distinzioni, come ad esempio il gestore dell’hotel di Polla che non esitava a mettere a disposizione le camere. Nel corso delle indagini sono emersi comunque elementi di reità anche a carico di singoli soggetti, che pur non inseriti nella organizzazione criminale, hanno tenuto un comportamento tale da far ipotizzare nei loro confronti il reato di favoreggiamento della prostituzione. Interessante è uno sguardo al linguaggio usato: “…In tutti casi è facile notare una forte connotazione del linguaggio in senso metaforico e soprattutto nel senso che il rapporto sessuale con la prostituta è indicato con termini che fanno esplicito riferimento alla consumazione di un pasto… Frequentissime sono le conversazioni in cui la consumazione del rapporto sessuale con la prostituta è indicato con l’espressione “andiamo a mangiare” e le prostitute stesso sono indicate come “batteria di pentole” “servizio di piatti”, “cuoco o anche “fella di carne”…”, come si continua a leggere nell’ordinanza che ha raccolto elementi indiziari sugli indagati in questione. Inoltre “… contrariamente a quanto sostenuto nella richiesta di misura cautelare deve ritenersi che accanto all’attività propriamente riconducibile all’associazione criminale capeggiata dal Durante si svolgeva in parallelo a con caratteri di autonomia rispetto all’associazione stessa, attività di prostituzione su strada, gestita e controllata dagli stessi soggetti che facevano parte dell’associazione stessa…”. Riferendosi a un cliente il Durante parla così di una ragazza: “… ci sta una ragazza bulgara, brunetta, piccolina e sfiziosella a tipo nostro, parla poco italiano quasi per niente però, è un capolavoro…”. Più tardi dice: “Stammi a sentire ohi Pè devi venire e dobbiamo fare una bella e grande mangiata!...”. Al termine dell’ordinanza per il tribunale resta alto il pericolo di recidiva e concreto il pericolo di fuga.

 
Antonella Citro
 



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