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Carabinieri della Compagnia di Sala Consilina: sgominata nel Vallo di Diano una organizzazione criminale che sfruttava ragazze straniere e le induceva a prostituirsi


16-11-2009

Scacco matto nel Vallo di Diano a una organizzazione criminale ben ramificata sul territorio che sfruttava ragazze straniere e le induceva a prostituirsi. Dieci persone sotto il mirino dei giudici. Contestualmente, sono state eseguite 26 perquisizioni domiciliari presso le abitazione degli indagati e di altre persone comunque coinvolte nella vicenda. Questo il pesante bilancio per i venti indagati, resi noti nell’ambito di una conferenza stampa indetta ieri mattina presso la stazione CC di Sala Consilina, indagati che a vario titolo sono accusati di delitti di associazione per delinquere e induzione e sfruttamento della prostituzione. I soggetti in questione sono finiti tutti nel mirino delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Sala Consilina, dagli Ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti alla Compagnia Carabinieri di Sala Consilina guidata dal capitano Domenico Mastrogiacomo e dalla Stazione Carabinieri di Polla guidata dai marescialli Francesco Vivone e Vincenzo Furfaro che, nella notte scorsa, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare racchiusa in 700 pagine, emessa dal GIP del Tribunale di Sala Consilina. L’indagine denominata “Operazione Erice”, ha preso il via nell’ottobre 2008, condotta dalla Stazione Carabinieri di Polla ha interessato i comuni di Sala Consilina, Polla, San Pietro al Tanagro, Teggiano, San Rufo, Atena Lucana, Caggiano, Battipaglia, Orvieto (Tr), Roseto degli Abruzzi (Te), Terranova di Sibari (Cs), Potenza, Sant’Angelo le Fratte (Pz) e Balvano (Pz). Nel vivace periodo di investigazione, i militari hanno raccolto a Polla, alcune informazioni riguardanti diversi cittadini bulgari che avevano messo in atto una vera e propria “holding criminale” dedita alla prostituzione e allo sfruttamento, individuando nel centro storico pollese una vera casa di appuntamento. Scoperte altre alcove a Sala Consilina, San Pietro al Tanagro, Caggiano, Buonabitacolo e Atena Lucana. La polizia giudiziaria, nel corso delle indagini, supportate da intercettazioni telefoniche e video riprese ha raccolto moltissime e univoche fonti probatorie che non hanno lasciato spazio a incertezze o dubbi circa gli elementi di colpevolezza raccolti a carico degli indagati. Le ragazze, di età compresa tra 20 e 30 anni, coinvolte nell’attività illecita erano di nazionalità straniera, soprattutto bulgara ma anche rumena e ucraina ma figura anche una donna del posto, le cui prestazioni oscillavano mediamente da 40 euro a 100 euro, donne compiacenti note “alla clientela” attraverso il classico passaparola o pubblicità sui giornali, venivano contattate attraverso un cellulare equipaggiato solo alla ricezione. Di diverso livello sociale ma piuttosto medio - basso gli avventori, singolare un caso: la prestazione ricevuta dalla donna di turno sarebbe stata ripagata con cinque litri di olio d’oliva. A dimostrazione della gravità dei fatti e della diffusione del fenomeno va aggiunto che un altro cliente nel parlare con la persona che avrebbe dovuto procurargli una donna per la prestazione sessuale chiedeva, se possibile, per un amico, una prostituta vergine. Nel corso delle indagini sono emersi elementi di reità anche a carico di singoli soggetti, che pur non inseriti nella organizzazione criminale, hanno tenuto un comportamento tale da far ipotizzare nei loro confronti il reato di favoreggiamento della prostituzione. Solo all’esito delle investigazioni è stato ricostruito il funzionamento di un ramificato sistema e l’esistenza di un vero e proprio programma criminoso condiviso da più persone che sotto il profilo tecnico e giuridico è stato ritenuto riconducibile alla fattispecie penale della associazione per delinquere. Il sodalizio ruotava intorno ad alcuni esponenti di vertice, di nazionalità bulgara che italiana, e la finalità della organizzazione era indurre alla prostituzione le giovani ragazze che facevano ingresso in Italia cercando di ampliare la “clientela” e il territorio in cui l’associazione operava, fino ad oltrepassare i confini del Vallo di Diano. Molti degli indagati, benché non inseriti nel contesto associativo criminale in parola, con le loro condotte hanno alimentato il mercato della prostituzione nel Vallo di Diano, sia pur con le dovute graduazioni e distinzioni, come ad esempio il gestore dell’ hotel di Polla che non esitava a mettere a disposizione le camere. “Una pratica collettiva, collaudata e consolidata, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione a carico di cittadine, quasi tutte straniere, sia nell’ambito di una casa specificamente adibita a casa di appuntamenti, sia in altri luoghi del Vallo di Diano e zone limitrofe- riferisce il capitano Mastrogiacomo- pratica criminosa che non può sottrarsi alla censura di particolare “turpitudine e ripugnanza” agli occhi della coscienza sociale comune”. Va sottolineato come le indagini hanno rivelato una entità criminosa collettiva in pieno vigore operativo e nella progressiva opera di attuazione del programma criminoso concordato, mentre non sono stati acquisiti elementi di alcun rilievo nel senso di un avvenuto o imminente scioglimento del consorzio criminale. Il contenuto delle conversazioni intercettate costituiscono elementi sintomatici di una protervia nel delinquere e ciò nonostante vi sono stati nel corso delle indagini, anche alcuni controlli di polizia giudiziaria a carico degli indagati ma nulla ha interrotto l’agire criminoso.

 
Antonella Citro



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