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Riprende il Processo Agorą: alla sbarra 19 pusher del Vallo di Diano


25-09-2009

Al tribunale di Sala Consilina prosegue il processo penale scaturito dalla maxi operazione antidroga denominata “Agorà” che nel 2007 al termine delle indagini permise ai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Sala Consilina di sequestrare più di duecento grammi di eroina ed un ingente quantitativo di cocaina pari a più di mille dosi di sostanza stupefacente pronta presumibilmente per essere consumata e immessa sul mercato. Dinanzi al rinnovato collegio giudicante presieduto dal presidente del tribunale Luciano Santoro il processo è entrato nel vivo della fase istruttoria. Udienza fiume quella di giovedì. E’ durata circa sei ore la deposizione del maresciallo Piantanida uno degli ufficiali dell’Arma dei Carabinieri operante che interrogato dal Pubblico Ministero Carlo Rinaldi ha ricostruito nei minimi dettagli la vicenda giudiziaria attraverso il racconto dei lunghi pedinamenti, appostamenti e minuziosi controlli a qualsiasi ora del giorno. Il collegio ha inoltre ammesso ventuno testi a deporre e ha rigettato la richiesta della difesa disponendo al termine di una breve camera di consiglio il ritorno in carcere per uno degli imputati finora a regime degli arresti domiciliari. Prossimo appuntamento in aula è stato fissato al 15 ottobre alle ore 11:00 quando la difesa provvederà al controesame del maresciallo Piantanida e in quella occasione probabilmente verrà ascoltato pure un altro ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, l’appuntato Bennici. Nel pool difensivo, il prof. avv. Michele Di Iesu che sostiene la difesa di due giovani imputati, ha dichiarato: “Confido nell’accoglimento della mia tesi difensiva volta a smantellare tutti i capi d’accusa che pendono sui miei assistiti, sono sereno e fiducioso nella Giustizia”. All’epoca dei fatti la locale Procura della Repubblica emise numerose ordinanze di custodia cautelare che hanno trascinato in aula diciannove imputati tutti accusati di detenzione acquisto trasporto cessione e spaccio di sostanza stupefacente, presunti membri di una rete che si sarebbe servita di un linguaggio criptico per smerciare e trafficare con assoluta tranquillità la droga. Settecento le intercettazioni ambientali e telefoniche, innumerevoli gli appostamenti e pedinamenti che supporterebbero la tesi di colpevolezza formulata dagli inquirenti racchiusa nei 71 capi di imputazione e il linguaggio misterioso, quello tipico dei ragazzini di scuola elementare, sarebbe un esempio di depistaggio e chiusura a un ambiente di pochi frequentatori. “Tale codice consisteva nello scomporre in sillabe la parola, anteponendo a ciascuna sillaba il prefisso PE”, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, “in altre conversazioni l’avvenuto approvvigionamento in zona viene definito con il termine zizì o in espressioni come tanti saluti da zizì oppure ti manda tanti saluti mia zia”. Un procedimento penale che fa discutere e divide il civico consesso locale perché oggetto della questione è una delle emergenze sociali più diffuse e allarmanti: traffico e consumo di sostanze stupefacenti, un problema che ha investito e sta coinvolgendo non poco il comprensorio del Vallo di Diano soprattutto negli ultimi anni, un processo in cui non si escludono clamorosi colpi di scena.

 
Antonella Citro
 
 
 



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