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"O Bannu" il nuovo album degli Ethnos: musiche della civiltà contadina del popolo lucano


13-09-2009

Ethnos nasce da un progetto di Graziano Accinni, collaboratore e chitarrista di Mango dal 1981 al 2005, compositore e performer molto apprezzato collabora tra gli altri con Mina e Jan Anderson. La passione manifestata dall’eclettico chitarrista lucano nella riscoperta musicale della storia della Basilicata, muove dalla convinzione che il vissuto di ogni comunità possa coincidere con nuove letture interpretative e forme espressive contemporanee: se ogni comunità sarà capace di ripensare in maniera creativa e critica il suo passato, la coscienza di esso permetterà sia di individuare la distanza che lo separa dal presente che di essere rievocato e valorizzato. Nei 16 brani dell’album “O BANNU” (dalla figura del banditore ormai scomparsa, che lancia un ultimo grido di una profezia inascoltata), scorre la vita della civiltà contadina del popolo lucano, un’umanità che non crede in monachicchi, streghe e filtri magici, ma ne conserva la ritualità, i gesti, ma anche i suoni, i sapori e i colori.
Questo repertorio appartiene a quei musicanti provenienti dalla Valle dell'Agri in provincia di Potenza, che con i loro strumenti: arpa popolare, violino , mandolino, flauto e chitarra, giravano il mondo, dall'Australia alla Francia, dall’Inghilterra alle Americhe proponendo i loro repertori antichissimi. Ethnos trasforma nenie, canti alla Madonna, tarantelle e ballate popolari in brani dalle caratteristiche tecniche nuove. L'incrocio delle voci interpretate con le chitarre danno luogo a una varietà di echi che rimandano alla cultura greca e marocchina, altre voci ci riportano inconsapevolmente alla cultura andalusa e al Fado portoghese: un’antica tarantella è suonata al triplo della velocità originale, una polca apre ad un sound country americano e dopo un solo di banjo ritorna nei saloni da matrimoni del Sud Italia. Una sperimentazione di grande impatto live.
Gli Ethnos si muovono quindi tra due sponde, quella della comprensione delle radici antiche e quella della trasformazione evitando la rigidità di una ricerca puramente scientifica, ma usando le melodie popolari come scambio tra modelli e possibilità diverse, al fine di rivitalizzare un patrimonio immateriale che rischia di estinguersi. L’album è composto da brani di grande virtuosismo: Musa mediterranea, Polcabasilisca, Antidotum, Polca a matrimonio, Lucanae, Tarantella all’aviglianese, O Bannu e brani che restituiscono armonie e melodie provenienti da canti devozionali: Madonna del sacro monte, Rusariu, Crevu, Devozionale, e ancora brani descrittivi o racconti: Sciucam, Fiore ri lu fiori, Vola e mena, Cirasieddu, Sona si vuoi sunà.
“O Bannu” è prodotto da Scaramuccia Music in collaborazione con il cantautore Ennio Rega.
 

Le prime RECENSIONI
“O BANNU”

 

Alias - Il Manifesto: (Scaramuccia/Egea) GUSTOSO. Graziano Accinni, mente degli Ethnos, non ha impostato il gruppo su sterili parametri “filologici”: le tarantelle, le polke, i canti devozionali della sua Lucania diventano terreno di sfida per preservarne la forza melodica e ritmica, ma con la più ampia discrezione negli arrangiamenti: che pescano dove serve. Il tutto alla fine, affascina, convince, e a volte commuove (Guido Festinese)


la Repubblica: Si parla spesso di radici musicali O Bannu degli Ethnos si muove nella direzione giusta, aggiungendo un pizzico di modernità ad antichi canti e ritmi della Basilicata . Graziano Accinni è alle prese con una sorta di teatro canzone per riproporre tarantelle e ballate popolari tra virtuosismi e ritmi accelerati un disco per chi ha voglia di musica popolare senza annoiarsi. (Nino Marchesano)


Avvenire: O Bannu del titolo è il banditore, emblema della vita quotidiana della gente comune che è il centro della loro ricerca. Hanno conquistato il pubblico in Francia, Germania e oriente, gli Ethnos recuperano il patrimonio di ballate nenie e canti della Basilicata e lo mescolano con sperimentazioni e sonorità anche di altri mondi, dal fado al country. (Andrea Pedrinelli)


Axemagazine: Ethnos un intelligente progetto guidato dal chitarrista Graziano Accinni, rilegge la tradizione musicale lucana veicolandola con la forza di un trascinante virtuosismo strumentale e con l’apporto di elementi non ortodossi, ma incorporati con proprietà. Ne risulta un CD suonatissimo e appassionato, che incontra il nostro gusto malatoide – chitarristico specie nelle tracce strumentali, connotate da una notevole velocità d’esecuzione e, come accennavamo dall’aggiunta di ingredienti eterogenei. E’ il caso di Musa mediteranea o di Polca a matrimonio, con un inizio quasi rock blues e un vorticoso assolto di banjo di Accinni. (Maurizio Parri)


Mucchio selvaggio Ethnos, distante da toni trionfalistici e chiassosi:si ascolti il canto devozionale “Rusariu”, eseguito per chitarra classica, voce solista e cori profondi. È invece la grazia a guidare episodi come “Polca a matrimonio”, che fa virare inaspettatamente l’accompagnamento delle nozze di paese verso una sorta di country-western (che idea simpatica!), come se tutte le musiche popolari del mondo fossero sorelle. Il benessere trasuda nella sensuale gioiosità di “Vola e mena”, nell’accelerata “Tarantella all’aviglianese” o nell’inseguimento a tre chitarre di “Lucanae”. Buono l’esordio. (Gianluca Veltri)


Left - Avvenimenti: Arpa popolare e chitarre elettriche, Graziano Accinni con gli Ethnos e il cd O Bannu (Scaramuccia Music) invita alla riscoperta delle sonorità della Valle dell’Agri, fra antiche nenie, canti sacri e contaminazioni con tradizioni marocchine e portoghesi (Mario Bonanno)


Il Giornale della musica:
un lavoro accattivante e trascinante, suonato con notevole verve. Ethnos inserisce ritmi rock e pop, infila un banjo che schizza country e chitarre dai profumi andalusi. (Ciro De Rosa)

Mondomix: un bel miscuglio di tradizione e innovazione scorre nelle vene di questo disco pensato e realizzato da Graziano Accinni. Nenie, canti alla Madonna, tarantelle e ballate popolari che hanno a lungo popolato la regione lucana vengono speziate con trovate – mescolamenti a estetiche altre, persino impensabili, tipo il country – e riproposte con buon gusto. (Antonio Blasi)


Brigata Lolli: un distillato di piccole perle, fatte con passione, conoscenza e amore (Bielle) bell’album dal titolo originale, O bannu. Graziano Accinni, valente musicista lucano, ha deciso di proporre suoni, parole, ritmi, atmosfere attraverso una lettura nuova ed originale. E’ questo un lavoro intenso, profondo, filologico ma anche aperto ad avventure musicali senza azzardi e con il desiderio di fare conoscere la tradizione musicale lucana attraverso sonorità ed arrangiamenti moderni ed intriganti…Rimandi che rendono l’ascolto di questo bel lavoro un momento alla ricerca delle nostre radici più profonde (Rosario Pantaleo)


L’Eco di Basilicata : Graziano Accinni e il suo gruppo, rispolverando una tradizione musicale antichissima un tempo apprezzata ovunque, culminata nella quasi leggenda dei suonatori di arpa popolare dei piccoli paesi della Val d'Agri, ha ridato sound a brani antichi e pregni di storia, portando con gli Ethnos la musica popolare lucana anche in Cina a Shanghai dove non era mai arrivata (Caterina Cassino)

Kronic: il progetto guidato dal chitarrista Graziano Accinni rispolvera alcuni momenti decisamente suggestivi fra cui spiccano ballate come la malinconica Crevu, le orecchiabili Sona si vuoi sunà e Fiore ri lu fiori o le ipnotiche Rusariu Sciucam… Diversi travolgenti momenti da ballo ed altrettante suggestive ballate; Tanto calore mediterraneo…sapori antichi attualizzati con cura per un progetto interessante che merita rispetto. (Roberto Bonfanti)

Itinerari e luoghi: la Basilicata è al centro della ricerca degli Ethnos, il tutto innestando sulla matrice popolare elementi di altra provenienza, come il fado, la musica Andalusa, greca e marocchina, il counry, con un misurato uso dell’elettronica. (Marco La Viola)

La dea bicefala: …”O Bannu” (il banditore) sarebbe uno dei migliori album di folk geneticamente modificato degli ultimi tempi. Basterebbe ascoltare l’iniziale “Polcabasilisca” e apprezzare il pregevole lavoro di ricomposizione della polka – qui accelerata, lasciata esplodere in una vertigine di suoni. Nei 16 pezzi che compongono questa rara topografia sonora suggestioni di nuova composizione che attingono sapientemente a tradizioni greche, marocchine, spagnole e portoghesi. Un corpus compatto, retto da una sottesa logica convincente (l'idea di un unicum musicale del meridione d'Europa, cioè, che si alimenta attraverso il Mediterraneo) (Luca Ferrari)
 




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