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Otto anni di reclusione e duecentomila euro di provvisionale per Biagio Maceri. La sentenza di primo grado punisce aspramente il titolare della Bimaltex dove morirono Giovanna Curcio e Annamaria Mercadante


21-07-2009

Attesissima e puntuale in questo scorcio di fine luglio è arrivata al Tribunale di Sala Consilina la sentenza di primo grado relativa al processo di Montesano sulla Marcellana, un procedimento penale che ha visto sul banco degli imputati Biagio Maceri accusato di omicidio plurimo colposo, disastro colposo ed omissione dolosa in materia di cautela sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Erano passate da poco le 22:00 di lunedì quando il giudice Paola Lombardi, al termine di cinque ore di camera di consiglio, ha letto la sentenza: otto anni di reclusione per Biagio Maceri con pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dell’interdizione legale per tutta la durata della pena e incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per tre anni. Il giudice in sostanza ha accolto in parte le richieste che il Pubblico Ministero Carmine Olivieri aveva avanzato nella sua accesissima e severissima requisitoria: dodici anni di reclusione senza attenuanti generiche e con l’aggravante della continuazione e ha inoltre disposto il pagamento di una provvisionale pari rispettivamente a 100.000 euro per la famiglia di Giovanna Curcio e 100.000 per quella di Annamaria Mercadante, le due uniche vittime di quel maledetto incendio scoppiato il 5 luglio 2006. In più è stato disposto il risarcimento danni a favore di tutte le parti civili costituite. Una giornata lunga iniziata con le agguerrite arringhe dei difensori di parte civile che hanno rimarcato le omissioni contestate dal pubblico ministero come la mancata ricarica degli estintori presenti in quello scantinato adibito a fabbrica di materassi, le condizioni lavorative precarie e di pessima qualità in cui versavano gli operai che ivi lavoravano, il lavoro nero e sottopagato. Pure agguerrita è stata l’arringa della difesa sostenuta dagli avv. Santacroce e Amodeo. “E’ la risposta della giustizia a una tragedia già annunciata”- hanno commentato gli avv. Renivaldo Lagreca e Giacinta Guerra. Nessuna soddisfazione per i familiari delle due donne morte tragicamente alla Bimaltex “perché ancora è quanto mai vivo il dolore di quella scomparsa”, hanno detto visibilmente commossi e addolorati, “nessuno potrà mai restituirci Giovanna e Annamaria”. Maceri invece una volta ascoltata la lettura della sentenza si è allontanato dall’aula senza proferire parola. Erano presenti in aula oltre i familiari della 15enne Giovanna Curcio e della 49enne Annamaria Mercadante anche tanta gente comune che in questi anni ha seguito con attenzione la vicenda giudiziaria, esprimendo pareri e lasciandosi andare spesso a riflessioni dal sapore amaro, sintomo di una società che ha tutto da imparare da questa triste vicenda. Per non rifare più gli stessi errori. Le testimonianze che, udienza dopo udienza si sono udite in quell’aula penale, hanno composto un puzzle dai colori variegati e spesso sorprendenti. Quell’opificio, la Bimaltex di Biagio Maceri, era noto a tutti in paese e altrove eppure risultava assente in moltissimi documenti. Un luogo che ufficialmente non esisteva ma che però ha dato la morte a Giovanna e Annamaria, una morte che ha scioccato non solo il Vallo di Diano ma tutta Italia.

Antonella Citro



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