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GRAZIE A VALLOWEB di Roberto De Luca


06-04-2009

 

GRAZIE A VALLOWEB

 

Si rompe così l’ isolamento sociale di un antipatico folle

 

Nell’edicola in cui acquisto abitualmente il quotidiano e in alcuni altri negozi qualche persona amica mi ha detto che segue di buon grado quello che viene da me proposto ai lettori di Valloweb. Le stampe di questi articoli arrivano anche sui tavoli delle istituzioni locali, mi si dice. Tuttavia chi scrive si limita ad inviarli alla Redazione di Valloweb, che ringrazio per l’ospitalità che concede a questi scritti.

 

Eppure, altri amici mi riportano anche notizie di un malumore diffuso nei miei confronti. Addirittura, qualcuno mi dice che mi si attribuiscono denunce da me mai fatte. Io non ho paura di comunicare pubblicamente quello che l’associazione, di cui sono responsabile di zona, o il sottoscritto, in forma privata, fa in nome e per conto della collettività. Qualcuno dice che sono “antipatico”. Poco importa. Di quante persone “antipatiche” apertamente schierate a favore della legalità avrebbe bisogno il nostro Vallo per recuperare un minimo della cultura civica, rispetto alla quale stiamo facendo dei passi indietro da oltre un ventennio? Secondo me tante. Ma qualcuno si sta attrezzando: qualche associazione sta scavalcando la barriera del timore reverenziale nei confronti dei mostri sacri del posto, che tutto controllano, a tutto provvedono e tutto prevedono.

 

Vi faccio un semplice esempio. Proprio mentre si istituiscono dei centri di osservazione e tutela del paesaggio il nostro ambiente viene più pesantemente minacciato e maltrattato. Ma non dovrebbe essere l’esatto contrario? Mai come adesso, in effetti, la nostra vallata è sotto attacco dalle più svariate angolazioni. Un primo esempio è quella della centrale termoelettrica di Atena Lucana: un mostro che sputerà fumo che ricadrà sui raccolti e sulle nostre teste. Un secondo è il sacco della vallata, ormai iniziato da tempo, con capannoni che sorgono un po’ dovunque. Un terzo è l’inquinamento fluviale. Un quarto l’insediamento di zone industriali in siti di pregio ambientale. Un quinto l’assalto con i cingolati (quasi fossimo in guerra) al Parco Nazionale in territorio di Monte San Giacomo. Un sesto lo spargimento di rifiuti tossici, a più riprese, nelle nostre campagne. E potremmo continuare all’infinito, per finire con i recenti eventi di tagli di alberi, denunciati anche dalla locale sede CODACONS. E dire che ci sono anche locali paladini della difesa dell’ambiente che ora propongono addirittura patti per il rilancio del territorio. Immaginiamo che questi personaggi raccoglieranno anche la sfida di Obama per fare dell’ambiente un volano di sviluppo dell’economia; cosa che invero è già accaduta: si è devastato il territorio per fare affari inconfessabili in zone agricole. E cosa si vuole di più? 

 

In effetti, ragionando tra noi e noi, potremmo arguire quanto segue. Se in un ipotetico territorio si volesse portare a termine un disegno di annichilimento del paesaggio e della natura, ci si dovrebbe prima arrogare il diritto alla vigilanza e alla denuncia, ovvero divenire riferimento autorevole in campo ambientale. In questo modo qualunque evento scomodo potrebbe essere sottaciuto, qualsiasi denuncia omessa ed eventuali denunce da terzi derise come insulse. Si potrebbe addirittura difendere chi commettesse un reato ambientale, volendo. Si potrebbero poi mettere in risalto solo i lati positivi di alcuni eventi. Per esempio, in questo ipotetico inesistente territorio si direbbe della nidificazione delle cicogne, senza dire che sotto il nido delle stesse vi è stata costruita una zona industriale e poco distante un “sito di trasferenza” dell’immondizia di un paese di oltre ottomila abitanti, per immaginare un caso. Se poi esistesse un boschetto (nella nostra fantasia malata) che raccogliesse in sé le testimonianze di quella che è stata la natura paludosa di una immaginaria vallata in una regione del nostro globo, si potrebbe dire che i boschetti sono due e che la costruzione di capannoni tutto intorno i due rami dello stesso boschetto, in una zona acquitrinosa in mezzo a ben tre corsi d’acqua, non pregiudicherebbe per niente la biodiversità del posto. Chiunque osasse dire altrimenti, sarebbe screditato da una rete di informazione (che solo noi possiamo immaginare nella nostra ostinata follia) asservita al disegno di cui sopra e opportunamente ammorbidita anche con dazioni di danaro. Ovvero, proprio in questo ipotetico comprensorio si potrebbe ipotizzare una situazione paradossale in cui chi denunciasse scempi sarebbe ostracizzato o messo alla gogna come un eretico e chi non facesse nulla per fermare la deriva ambientale osannato e preso a simbolo della difesa del territorio.

 

Non vorremmo, cari amici, sono certo, vivere in quella vallata immaginaria. Essa diverrebbe una palude dove la morte sociale è un prevedibile epilogo. Sarà bene allora attrezzarci per dire che è ora di essere molto più attenti alla nostra non immaginaria vallata. Questa è stata preservata intatta dai nostri avi e noi la riconsegneremo, purtroppo, molto malandata e insalubre ai nostri figli. Qualcuno, di alta statura politica, tempo or sono, ebbe un buon intuito: un parziale utilizzo della parte pianeggiante del nostro Vallo per le attività industriali, preservandone intatta la caratteristica naturale, per la restante parte. Qualche valvassino sta progettando una zona industriale per ogni paesino, non importa dove. Sono soldini pubblici che si intercettano e non si può dire di no. Ricordate l’affare di sedici milioni di euro per un inutile sito di compostaggio a Sala Consilina? Ebbene, nessuno ha obiettato che ne esiste già uno, perfetto, a Polla. E perché? Volevate mica rinunciare a sedici milioni di euro? Però si può ben rinunciare ad un altro pezzo della nostra vallata per fare spazio a quest’ennesima costosa opera pubblica. Una pioggia così ghiotta di milioni di euro potrebbe fare davvero comodo a molti. Ma guai solo a parlarne: sareste dei vili farabutti che non vogliono lo sviluppo del territorio. E, badate bene, quest’ultimo concetto per alcuni significa solo riempirsi le tasche o accrescere il proprio potere sui propri “clientes”.

 

E così, mentre si cerca di dire qualcosa di utile per la collettività, c’è sempre qualcuno interessato a irridere e denigrare proprio chi difende l’integrità del territorio. E non lo fa sulla stampa, rispondendo nel merito alle critiche, ma nelle strade, irridendo e diffamando, con vecchi metodi,  cercando di rendere difficile la vita a chi critica questo stato di cose assurdo, che deve essere cambiato qui e adesso. 

 

 Dalla valle della mia lucida follia, nel giorno della domenica delle palme del 2009

 Roberto De Luca




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