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Ancora schiuma nel fiume Cavarelli ed oggi… mi sono scoperto persona asociale (di Roberto De Luca)


30-11-2008

 

Ancora schiuma nel fiume Cavarelli ed oggi… mi sono scoperto persona asociale

 

Non avrei mai voluto averne la conferma, ma oggi mi sono scoperto un asociale. Una persona è definita tale quando si dimostra insensibile ai problemi inerenti la società in cui vive e, per questo, non ne comprende i valori e tende a non rispettare quelle regole che la comunità stessa si dà per il bene di ogni singolo suo componente. 

 

Una società dove vige la regola del più forte, la prevaricazione e la furbizia, una società dove il bene pubblico è un concetto non ben conosciuto, dove l’illegalità è la regola, ha i suoi rappresentanti sociali (quelli che giustamente si merita) e impone i suoi dettami comportamentali. Quindi, se qualcuno serbasse nel suo cuore solo la speranza che in un ipotetico territorio dove son diffuse illegalità e corruzione possa albergare un minimo accenno di civismo, questa persona diverrebbe un asociale. I primi segnali sono venuti ieri dalla lettura delle lettere di Repubblica, dove lo stesso Corrado Augias, nella sua rubrica quotidiana, parla di alcuni rimedi per cercare di minimizzare (non contrastare!) gli effetti della corruzione dilagante. Non posso condividere questo atteggiamento da parte di una persona da me peraltro ammirata per il suo profondo rispetto della cultura, nella sua accezione più vasta. Secondo il mio punto di vista, infatti, l’illegalità andrebbe combattuta con ogni mezzo.  

 

Tuttavia ci sarebbe da pensare che illegalità e corruzione diffusa siano oggi condizioni sistemiche della nostra società e che nessuno pensi più di contrastarle, poiché (si sente dire in giro) bisogna cercare la convivenza con altri componenti del genere umano intorno a noi. Quindi ho finalmente capito perché, quando si vede un fiume ricoperto di schiuma, non si chiamano i carabinieri, i vigili urbani, o altri esponenti istituzionali addetti al controllo della salute pubblica e dell’ambiente. Me lo hanno spiegato stamattina: bisogna cercare la convivenza con quelli che ci circondano (e che inquinano). Se poi le cose non ti stanno bene, vai a minacciare direttamente le persone che disturbano il tuo vivere, se sai chi sono e se poi ne hai la voglia e la forza. La legge della giungla, quella tribale, dunque. Ho cercato di spiegare che io non intendo né minacciare alcuno né farmi giustizia da me, perché questa cosa non appartiene al mio bagaglio culturale e alla mia formazione civica. Ho spiegato che ognuno, come cittadino, è tutelato dalla legge nei suoi diritti. Quindi, io mi aspetto che chi è preposto a far rispettare la legge faccia solo il proprio dovere.

 

Mi hanno risposto: “Sì… la legge!”. La legge, quella che non viene applicata, mentre tutto intorno vi è abuso e appropriazione indebita di suolo anche sullo stesso fronte stradale, tanto da rendere le carreggiate più strette? Tanto che, in una rotatoria, adesso in costruzione e inopportunamente pubblicizzata sui un quotidiano locale, non si ha nemmeno lo spazio per il traffico al centro della contrada dove chi ha potuto ha abusato anche di un pezzo di strada? Questa rotatoria non si farà, aggiungono, per non scomodare troppo il prossimo. E con la legge che cosa hai ottenuto? Hai segnalato varie volte la questione della schiuma da circa due anni e nulla è successo. Le tue figlie vanno a scuola vicino ad un fiume che è coperto di schiuma ed è a rischio la loro salute. E tu che fai? Da cittadino, ho spiegato, posso solo segnalare la schiuma ogni volta che la vedo sull’acqua e chiedere che le ispezioni sanitarie, le istituzioni e la giustizia facciano il resto.

 

Sì, però devo ammettere che è poca cosa, se l’unico risultato è che tu veda pubblicato un grido di allarme sulla questione su un sito nazionale con centinai di migliaia di contatti. E’ poca cosa, mentre la schiuma ancora galleggia sul fiume, i pesci muoiono o son già morti tutti, così come ampiamente documentato dalla stampa locale, quella volenterosa. Le mie figlie, mia moglie ed io… noi… speriamo che ce la caveremo. Ve lo augurate pure voi che leggete, vero? Certo, oggi non bastano più quei fari di luce che illuminano il nostro cammino nei giorni più bui; il gelo di questa realtà richiederebbe il calore di tanta pubblica opinione che si ribelli allo strapotere della corruzione dilagante assurta a sistema. Ma quando avverrà tutto ciò?

Roberto De Luca

(un asociale)  

Dalla mia dimora, nell’ultima domenica del mese.




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