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Il calo del petroio, secondo l'ENI, portera circa 2 milioni di euro in più nelle tasche delle famiglie


24-11-2008

Il crollo delle quotazioni del petrolio permetterà alle famiglie di risparmiare il prossimo anno circa 2.000 euro. La stima arriva da Paolo Scaroni, amministratore delegato del colosso petrolifero Eni, secondo il quale i minori costi energetici sono anche "risorse che possono dare vitalità all'economia" in un momento difficile come nell'attuale crisi economica globale. Il manager del gruppo del Cane a Sei Zampe, impegnato oggi in una lezione inaugurale per l'anno accademico al collegio universitario Torrescalla, si è poi soffermato sulle ipotesi di una ripresa del nucleare in Italia. Lo sforzo di parte politica é "lodevole", ha detto, ma alla fine dovrà confrontarsi con un popolo di "ipocondriaci furbacchioni" e "anche se domani il governo decidesse la ripresa del programma nucleare non succederebbe nulla lo stesso", perché "quelli che non vogliono non sono i politici, sono i cittadini". Tornando ai risparmi attesi dal calo del petrolio, il prezzo del barile in settimana è sprofondato sotto i 50 dollari tornando ai valori di oltre tre anni fa, dopo che solo in aprile aveva toccato picchi al di sopra dei 145 dollari. "La caduta del prezzo del petrolio, se il prossimo anno resterà ai livelli attuali - ha spiegato così Scaroni -, farà sì che ogni famiglia europea avrà a disposizione 2.000 euro in più per altri consumi. Ogni famiglia americana avrà 4.000 dollari in più". Sembrano escluse per ora attese di recupero nei prezzi: le quotazioni scenderanno "secondo me ancora per un po'", ha detto l'ad Eni ricordando comunque che la prossima settimana una riunione dei paesi produttori aderenti all'Opec, il 27 novembre al Cairo, potrebbe parlare di tagli alla produzione ("Penso che non taglieranno il 27, ma potrebbero preparare un taglio qualche giorno dopo"). Scaroni è poi tornato sulle critiche espresse con forza già in passato al protocollo di Kyoto e al programma europeo 20-20-20 che prevede entro il 2020, tagli almeno del 20% alle emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990, e un aumento non inferiore al 20% della quota di energie rinnovabili nel consumo totale di energia dell'Unione. Scaroni ha notato come però l'obiettivo di un risparmio energetico del 20%, il terzo punto del programma, "é stato abbandonato per strada, ma é proprio quello che aveva più potenzialità perché sul risparmio energetico molto può essere fatto". Rispetto al ritorno al nucleare, secondo Scaroni, "quando i politici parlano di quarta generazione quello che stanno dicendo é che ne riparliamo tra 30 anni. Gli italiani sono ipocondriaci e furbacchioni". Da un lato c'é "paura di tutto", dall'altro si vive secondo il motto "accà nisciuno è fesso" e così non si riescono a fare grandi opere, figurarsi il nucleare. Lo sforzo per un ritorno al nucleare, allora, "é lodevole - secondo Scaroni -, è una soluzione che deve far parte di quell'insieme di energie di cui abbiamo bisogno. Ma richiede uno sforzo titanico" per convincere i cittadini. E se "qualcuno dice quarta generazione vuol dire che non ha voglia di affrontare questo sforzo".

tratto da: www.12mesi.it




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