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ROTARY PAESTUM - CENTENARIO


14-10-2008

 

ROTARY PAESTUM - CENTENARIO
 
Comunicato Stampa
lì 13 ottobre 2008
Storie di donne senza storie tra Cilento e Vallo di Diano
Conferenza di Giuseppe D’Amico al Rotary Cub di Paestum
 
I soci del Club Rotary di Merate Brianza, per quattro giorni in visita nel Cilento e nel Vallo di Diano, sono stati ospiti del Club Rotary Paestum-Centenario presso il Savoy Beach Hotel.
All’inizio della serata la presidente del Club Marina Cipriani (con Caterina Petronella del Club Salerno Duomo è la prima donna a guidare un club rotariano in provincia di Salerno) ha dato il benvenuto agli ospiti lombardi, guidati dl presidente Giancarlo Casiraghi, quindi ha ceduto il microfono al giornalista Giuseppe D’Amico che ha tenuto una conferenza sul tema “Storie di donne senza storia, dalla sottomissione all’emancipazione”.
Nel corso del suo intervento, frutto di un’attenta ricerca storica ma anche di una raccolta di espressioni dialettali, “autentiche pillole di saggezza della civiltà contadina”, D’Amico si è soffermato sulle difficoltà che le donne del Cilento e del Vallo di Diano hanno dovuto superare nel corso dei secoli per uscire dalla sottomissione perché “sono state sempre soggette a qualcuno: prima al padre e poi al marito”. Non a caso, a Sala Consilina anticamente si sosteneva che “la fimmina nasci ccu lu malahurju”.
Particolare attenzione è stata riservata all’età giovanile delle ragazze sulla cui illibatezza vegliava l’intera famiglia perché “chi se la vole piglià ‘na femnmena quanno già n’ato se l’è ‘ngcegnata”. Il controllo sulle ragazze doveva essere ferreo fino al matrimonio perché ‘a femmina mmaretata è come ‘a preta fravecata.
Sono state poi ricordate le donne di Padula che nel ‘700, in cambio di una “diabolica elemosina” costituita da una panella di pane “erano costrette a subire mostruosità di libidine” dai conversi (denominati barbetti) che lavoravano per i Certosini.
In un rapido excursus D’Amico ha poi ricordato i “patti” che fino al secolo scorso venivano stipulati davanti ad un notaio per stabilire la dote della donna. Tra le “eroine” sono state ricordate Mariangela Cantalupo di Altavilla, che contribuì a piantare l’Albero della Libertà nel 1799, Alessandrina Tambasco e Saveria Basile (madre dei fratelli Riccio di Cardile, protagonisti dei moti cilentani del 1828). Particolarmente nutrito il numero delle donne che si diedero al brigantaggio come Luigia Cannalonga di Atena Lucana e Francesca Cerniello, rispettivamente madre e druda del brigante serrese Gaetano Tancredi detto Tranchella. E ancora: Reginalda Cariello, “robusta e allega contadina” di Padula che fu rapita al suo compaesano Pietro Trezza, Chiarina Di Nardo, compagna del brigante Nunziante D’Agostino, Peppinella Gizzi, druda di Giacomo Parra, alias Scorzese, e Orsola D’Acquisto, compagna di vita e di avventura del mitico brigante Angelomaria Masini di Centola.
Molto spazio è stato riservato alla stregoneria (un solo caso ufficiale: quello di Angelella di Laurino processata agli inizi del ‘600 prima a Sala e poi a Diano), alla religiosità (come dimenticare il pellegrinaggio al Montesacro di Novi Velia dove toccava ad una ragazza estratta a sorte portare in testa la centa, retaggio dei tempi greco-romani, perché la centa era il marchio della verginità della ragazza e donava benefici a tutta la compagnia.
Infine, a conclusione del suo intervento D’Amico ha ricordato le tappe che hanno portato all’emancipazione tra cui la conquista dell’elettorato attivo e passivo, la parità uomo-donna nel lavoro, il divieto di ogni discriminazione sul sesso, la patria potestà estesa ad entrambi i genitori, e, per ultima, la possibilità per i figli legittimi di assumere il cognome della madre se entrambi i genitori sono d’accordo. Conquiste importanti che hanno cambiato la società.

Nella foto da sx: Eugenio Guglielmotti,Giuseppe D'Amico, Marina  Cipiani e Giancarlo Casiraghi
 




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