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UN BOSCHETTO, UNA STORIA - Variazioni sul tema - a cura di Roberto De Luca


27-09-2008

 

Era il lontano 2003, quando venne dato l’annuncio di una sciagurata scelta amministrativa a Sassano: una zona di pregio ambientale doveva essere sacrificata sull’altare del falso progresso. Il Consiglio Comunale approvava, dopo quasi un ventennio[1], un progetto di insediamento industriale, secondo un piano regolatore del 1984, che andava rivisto alla luce di una nuova sensibilità sociale. La Giunta Comunale dava il via libera ai lavori proprio dopo quattro mesi da una delibera della Comunità Montana, che individuava quella zona come un boschetto (o bosco) paleo-palustre. Il progetto tecnico non riportava, a quanto è dato sapere, uno studio per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
 
La sede Codacons di Sala Consilina denunciava questo fatto il 24 Ottobre 2007; il 29 Febbraio 2008 veniva notificata richiesta di archiviazione del procedimento; entro i dieci giorni previsti per legge, la nostra sede inoltrava opposizione alla richiesta di archiviazione fatta dal pubblico ministero. Ad oggi ancora non si sa nulla di questo procedimento, mentre i lavori vanno avanti alla chetichella nel bosco. Hanno praticato una strada-autostrada in esso. E sono due! Complimenti a chi “osserva” e non parla.
 
Il tempo, in alcuni sistemi di riferimento, può anche passare meno velocemente che in altri: così ci insegnava A. Einstein; così, forse, è accaduto nella vallata. Tuttavia, per il nostro territorio, il tempo è anche trascorso inutilmente, poiché nessuna nuova sensibilità si è aggiunta alla pervicace intenzione di voler sacrificare una testimonianza dell’ambiente umido originario di questo grande anfiteatro naturale sull’altare dei finanziamenti pubblici concessi per la costruzione di aree produttive. Gli stessi finanziamenti pubblici che hanno permesso, anni or sono, di costruire, in S. Pietro al Tanagro, una zona industriale infrastrutturata tuttora priva di insediamenti; gli stessi finanziamenti che permettono, di anno in anno, di completare il sacco della vallata, portato avanti con ostinata determinazione da vari soggetti; gli stessi, infine, che permettono di occupare l’areale della cicogna, altro sito di pregio ambientale, ormai occupato da una zona industriale ancora, rigorosamente, priva di insediamenti.
 
Questa vicenda costituisce la rappresentazione plastica della nostra realtà, fatta di trovate furbesche e di improvvisazioni amministrative, di osservatori che stanno solo a guardare e di fessi che si impegnano fino in fondo nelle cose in cui credono. Questa realtà, tuttavia, si propagherà a macchia d’olio nella vallata ormai al sacco, se non si cercherà di capire, con i mezzi opportuni, non a disposizione di un singolo cittadino o di una associazione, che cosa sta succedendo in questo territorio, dove è a rischio l’ambiente e non solo.
 
Questa vicenda è il paradigma, secondo noi, di un modello negativo di società. Il “sistema”, come qualcuno potrebbe definire questo assetto sociale, imbriglia nelle sue strette maglie le buone intenzioni di chicchessia nel voler fare chiarezza sulle non limpide vicende e, alla lunga, la vince sull’onestà e sulla richiesta di trasparenza che promana da una collettività ormai allo stremo, vessata da mille tentativi di sopraffazione da parte dei potenti di turno. Questa storia è perciò significativa in sé, per quello che essa rappresenta e per quello che mette in luce: una società ferma all’epoca medievale, nella quale pochi vassalli hanno nelle loro mani il futuro della gente. Ci manca solo la reintroduzione dello “ius primae noctis”. Quando saremo obbligati a portare le nostre spose al cospetto del signorotto del paese, prima di poter consumare nel sospirato talamo nuziale le nostre giuste nozze, saremo allora sicuri che il “sistema” avrà definitivamente vinto.
 
Roberto De Luca
Sabato 27 settembre 2008 


[1]In questo lasso di tempo anche i regimi più efferati crescono, fioriscono e muoiono, mentre in quel paese permane, ancora incontrastato, da quasi trent’anni, un potere stranamente retto da una singola persona, che ora guida, di fatto, una lista unica, senza opposizione politica.



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