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FEDERALISMO NEL VALLO DI DIANO


15-09-2008

 

Vige già una sorta di federalismo legislativo nel nostro Vallo di Diano? Questa domanda ci assilla da quando andiamo notando che le regole che vengono rispettate nel resto della nostra Nazione(o almeno nella parte sana della penisola) sembrano non valere in questo lembo di terra, collocato nel mezzo, tra le asperità montuose della Basilicata e il dolce degradare delle ultime colline cilentane verso la piana del Sele. Amena terra e fertile, rigogliosa per le attività di scambio commerciale e per l’ingegno dei suoi abitanti. Terra del risparmio e del senso del dovere; terra della fatica nei campi; terra di lavoro. Terra dei libri nemici dei potenti. Terra dove i seguaci di Carlo Pisacane hanno trovato la morte; nessun rivoluzionario, o presunto tale, qui vivrebbe molto a lungo: troverebbe subito un balordo disposto a tradirlo, anche senza compenso in danari. Si farebbe bello, così, agli occhi dei tronfi signorotti del posto, che ogni anno inventano nuove manifestazioni ludiche da finanziare (rigorosamente) con soldi pubblici. E più soldi sono e meglio è, per tutti loro Terra di vite spezzate dall’illegalità; terra della bellezza dell’acqua che sgorga copiosa dalle sorgenti; terra del degrado ambientale. Terra dove le rondini trovano la stessa sorte di Pisacane: anch’esse straniere in terra straniera; anch’esse tradite per una promessa di ospitalità non mantenuta.
 
Terra dove le amministrazioni locali costruiscono zone industriali nelle aree di pregio ambientale e tutto va bene. Terra dove la cicogna viene monitorata, ma poi, se possono, le rovinano l’habitat, inquinandole i corsi d’acqua e costruendo capannoni industriali dappertutto in aperta campagna; le costruzioni vengono abbandonate il mese successivo al loro completamento, ma portano vistose insegne sulle loro facciate. Terra dei corsi d’acqua spumeggianti, dove chi vigila spedisce sempre fax e chi riceve i fax arriva sempre in ritardo, così che la schiuma riappare dopo questa sorta di ballo del qua-qua. Terra delle morie di pesci e delle notizie negate da una qualsivoglia TV locale, che non fa mai nomi, perché non sta bene; se poi sei un amministratore di un ente, il nome si fa, la lode abbonda e sei santo subito e intoccabile a vita, e non solo per una qualsivoglia TV locale. Terra di traffici e malaffare, ma che nessuno parli, perché non sta proprio bene. Terra che quando ti ammali puoi bere superalcolici al punto di ristoro più vicino al tuo letto di degenza. Terra che quando vai in montagna per le escursioni ad alta quota ci trovi dei panzer coi cingoli e tutti dicono che va bene, anche se pensavi di stare in un’area protetta. Terra che se non sei moglie di un consigliere comunale non trovi facilmente collocazione. Terra che se lavori trent’anni da precario, muori precario, anche nelle amministrazioni locali. Terra che se non ti fai gli affari tuoi ti prendono per idiota, specie poi se parli della vacuità delle informazioni che una qualsivoglia TV locale propina ai tuoi concittadini. Terra che gli affari loro se li fanno soprattutto gli amministratori, senza che una qualsivoglia TV locale denunci un tubo. Terra che se provi a spiegare le cose elementari sei un saccente. Terra che se si avvelenano i terreni nessuno fiata; i politici ammutoliscono per mesi; una qualsivoglia TV locale fa finta di non conoscere i fatti. Terra che se sei delinquente e hai soldi vieni rispettato dalla gente. Terra che basta essere delinquente per essere rispettato dalla gente. Terra che sei un amministratore delinquente coi soldi sei un padreterno. Terra che non perdona chi non è o non sa fare il delinquente.
 
Ecco, forse si potrebbe continuare di questo passo. Certo, la conformazione orografica del territorio aiuta questo isolamento culturale, che viene difeso da quella parte della classe dirigente cresciuta e fiorita in loco; eppure le regole sociali non dovrebbero trovare ostacoli nelle catene montuose. A noi però sembra che la cultura della legalità si infranga rovinosamente sui monti Alburni, cosicché anche le più modeste espressioni di una società eticamente integra sembrano fermarsi ad Eboli; e lo diciamo chiaramente, mentre una qualsivoglia TV locale dirà che sono solo sciocchezze, che i pesticidi non fanno male, che le zone industriali nella vallata sono volano di sviluppo, e via negando tutto quanto affermato sopra. O non dirà nulla affatto, per non smentire la buona tradizione dell’omertà diffusa e promossa in questi anni. O, peggio, tesserà solo le lodi dei signorotti del posto e racconterà qualche disavventura di qualche povero cristo; di quelli che non potranno mai protestare, forse per carenza di mezzi, contro i cuori impavidi che si celano (ben nascosti, si immagina!) nelle redazioni di una qualsivoglia TV locale.
 
Roberto De Luca
Sabato, 13 Settembre 2008



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