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L’ORO DEL TERZO MILLENNIO E il rischio futuro per le nostre candide spose


19-07-2008

Se il petrolio è stato il volano di un rapidissimo sviluppo della civiltà occidentale nello scorso millennio, insieme alle contemporanee innovazioni tecnologiche rese possibili, nello scorso secolo, da un altrettanto rapido sviluppo delle scienze, l’acqua è stata, è tuttora e sarà in futuro un elemento importante per la sopravvivenza dell’uomo e del mondo animale e vegetale. L’acqua si trova in abbondanza sul pianeta Terra, ma solo una frazione dell’idrosfera è rappresentata dai laghi, fiumi e torrenti, sotto forma di acqua dolce. E, ancorché questa frazione potrebbe essere sufficiente per una popolazione terrestre di 20 miliardi di persone circa, la qualità delle nostre acque dolci non sempre è idonea al consumo da parte dell’uomo. Se a questo si aggiunge che la distribuzione dell’acqua potabile sul nostro pianeta non è uniforme, vediamo anche che l’ottimistica stima data in precedenza non è proprio in linea con la drammatica attuale situazione di intere regioni del Sud del Mondo, costrette a ricorrere, già oggi, alla dissalazione dell’acqua marina per potersi approvvigionare di acqua potabile.

 

In Italia, la situazione è molto buona, essendo un paese potenzialmente ricco d’acqua per via delle abbondanti precipitazioni, il cui volume è in media tra i più cospicui in Europa. Eppure, il bene acqua, in Italia, è in parte sprecato (circa il 40% del volume di acqua potabile nelle condotte sotterranee viene perso) e in parte dilaniato da assurdi crimini ambientali, che le istituzioni locali non sanno ancora prevenire e reprimere. E questo nonostante si voglia considerare che anche dalla qualità delle acque discende la salubrità di un territorio. E perciò sarebbe assurdo vedere un fiume inquinato, privo di vita, scorrere nei pressi di una Scuola Elementare, dove quotidianamente una frotta di bambini si reca per le loro attività scolastiche. Questo succede nel nostro Vallo di Diano, sotto l’occhio fesso e connivente delle istituzioni locali. La distruzione dell’ambiente è diventata, allora, una sorta di voto di scambio: tu inquini; io chiudo l’occhio fesso; nessuno fiata, perché altrimenti gli occhi diventerebbero, da fessi, molto truci; tutto passa sotto silenzio; i fiumi diventano cloache a cielo aperto a danno della salute di tutti; alla fine tu voti e voti chi ha mostrato gli occhi più fessi.

 

Il meccanismo è semplice e perverso allo stesso tempo. Perché ciò possa avvenire, tuttavia, ci sarebbe bisogno di una rete di connivenze molto estesa. Infatti, mettiamo che un pazzo qualsiasi presenti una denuncia per una moria di pesci, come quelle già avvenute nel passato, in vari tratti dei fiumi del posto. Perché il tutto possa passare senza che alcuno paghi, si dovrebbe innanzitutto trovare qualcuno disposto a dire che non si riesce effettivamente a trovare un colpevole. A seguito di ciò, ancora, ci sarebbe bisogno di qualcuno disposto a credere che ciò sia possibile, per archiviare il tutto in una sordida partita di giro, dove la politica assiste e soccorre tutti, anche i delinquenti, e dove, di rimando, essa è soccorsa e assistita dalle istituzioni di controllo e dalle associazioni del luogo, che, magari, vivono anche della prodiga elemosina di chi controlla “politicamente” il territorio. Sarebbe troppo pessimistico immaginare una così vasta rete di connivenze a danno dell’ambiente, cosicché qualche speranza che questi meccanismi possano non essere applicabili (o si possano inceppare) ancora esiste.

 

Tra gli altri sprechi di acqua dobbiamo annoverare le tante fontane a zampillo continuo o quelle a flusso cospicuo, la cui destinazione sono una rete fognaria e non, per esempio, l’irrigazione dei campi o l’alimentazione di vivai ittici o altri buoni utilizzi. Proviamo a fare una stima per un paese che abbia dieci fontane a scorrimento continuo con una portata, ognuna, di due litri al minuto. Se moltiplichiamo per dieci, abbiamo un consumo totale al minuti di venti litri e se, ancora, moltiplichiamo per il numero di minuti in un giorno (ovvero millequattrocentoquaranta) otteniamo un consumo idrico giornaliero di circa ventitré metri cubi (ventitremila litri), tanti quanti una famiglia medio-piccola consumerebbe in un semestre. Un po’ tanto. Se, poi, moltiplicassimo ventitré per trecentosessantacinque, otteniamo uno spreco di oltre ottomila metri cubi all’anno, con i quali potremmo riempire un laghetto di quaranta metri di larghezza, cento di lunghezza e due di profondità. Non male davvero come volume.

 

Un rapido rimedio a tutto ciò c’è ed è anche semplice. Basta una semplice valvola a pedale, che lascia fluire acqua al bisogno. Se proprio si vuole che l’acqua fluisca libera, visto che il territorio è ricchissimo di questo bene, la si può convogliare in condotte che servano poi i campi per l’irrigazione. Certo, il rischio nell’occultare questo bene c’è, giacché qualcuno ha già scavato per convogliare interi fiumi in condotte sotterranee per fare non si sa che cosa. Intanto questa ricchezza è nelle loro disponibilità. Tuttavia, diciamocelo con franchezza: nonostante questo territorio sia ricchissimo d’acqua, si compra questo prezioso liquido da luoghi limitrofi, forse per un certo senso del dovere nei confronti di chi, per via dell’epoca, non può più godere dello ius primae noctis. Procedendo di questo passo, tuttavia, arriveremo anche a cedere le nostre candide spose, non avendo altro da poter offrire: sanità, ambiente, politica, servizi sociali in genere sono già appannaggio del territorio cilentano, che qualcuno, da queste parti, ha sempre considerato con una certa superiorità. Una sorta di nemesi storica, quindi. La rivincita di un territorio nei confronti di chi si credeva così evoluto da poter guardare dall’alto l’attivismo in campo politico di alcuni personaggi, che stanno provando che la distribuzione dell’acqua sulla crosta terrestre non è poi un fatto così cruciale. Infatti, possiamo oggi capire che, laddove vi è carenza di acqua, la politica può supplire e fare arrivare tanto liquido in giro da venderlo a caro prezzo anche a chi di questo bene ne ha a profusione.   

 
 

Da casa, il 19 Luglio 2008

 
Roberto De Luca
Responsabile sede CODACONS
di Sala Consilina (SA)



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