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Sicignano-Lagonegro: La bella addormentata nel...Vallo


15-04-2008

Sicignano-Lagonegro
La bella addormentata nel…Vallo
 
 
Vent’anni esatti. Tanti ne sono trascorsi
da quel 1 aprile del 1988, venti
lunghissimi anni. Vi starete chiedendo:
e allora? Cosa sarà mai successo
di così eclatante in tale data?
La risposta è semplice: niente! Non
accadde un bel niente, è proprio questo
il problema. Eppure quel giorno
si sarebbe dovuto procedere alla riattivazione
della tratta ferroviaria “Sicignano
degli Alburni-Lagonegro“,
ferma al palo dal mese di marzo dell’anno
precedente. Almeno questo
era quanto comunicato dai vertici
delle allora “Ferrovie dello Stato“,
che avevano scelto accuratamente la
data di riapertura, forse con la velata
intenzione di preparare un simpaticissimo
pesce d’aprile alla popolazione
della zona. Buontemponi! La
nostra bella ferrovia era stata interrotta
per consentire i lavori di ristrutturazione
ed elettrificazione della
linea e porre le premesse di un suo
prolungamento fino alla costa tirrenica.
Questa fu almeno la motivazione
ufficiale. Si paventava allora
l’ipotesi di uno sbocco in Calabria,
che avrebbe assicurato alla linea una
più consistente utenza e l’avrebbe
fatta uscire dalla rischiosa condizione
di “ramo secco“. Semplici
chiacchiere, come questi vent’anni
hanno ampiamente dimostrato, anni
di proteste, studi, appelli autorevoli,
petizioni, cicliche promesse disattese.
I treni non sono più ripartiti e le
stazioni, veri gioiellini come quella
di Auletta, di Pertosa o di Petina,
giacciono ormai abbandonate, vandalizzate,
sepolte dalla vegetazione
circostante. Una triste storia con
aspetti alquanto paradossali.
Cerchiamo di capirci qualcosa rivolgendo
qualche domanda ad un
esperto in materia, ovvero Antonello
Sica, avvocato e consigliere del Cai
di Salerno, che ha raccontato più
volte in saggi, articoli e convegni la
sofferta storia della “Sicignano-Lagonegro”.
Dottor Sica, perché è stata disattivata
la tratta?
«La domanda andrebbe posta, più
pertinentemente, ai Dirigenti delle
Ferrovie o, se vuole, a chi era a capo
del Ministero dei Trasporti all’epoca
dei fatti. Diciamo, ad ogni modo, che
ufficialmente la linea non è stata mai
dismessa o disattivata ma solo -si fa
per dire- “temporaneamente chiusa
all’esercizio“ (cito testualmente dall’edizione
2003 del Fascicolo di RFI
della linea) a partire dalla primavera
del 1987 per consentire i lavori
di elettrificazione della Battipaglia-
Potenza, che appunto a Sicignano si
incrocia con il nostro ramo ferroviario.
Ma se la verità fosse stata
quella raccontata per tacitare all’epoca
le immediate proteste dei Comuni
interessati (che ebbero, a mio
avviso, il torto di non indirizzarsi
verso l’ottenimento immediato di un
preciso ed ufficiale impegno di riapertura),
con la ripresa del traffico,
dopo qualche anno, sulla Battipaglia-
Potenza, si sarebbero dovuti
rivedere i treni anche sulla Sicignano-
Lagonegro. Invece non solo
non si sono rivisti i treni, ma nemmeno
quei lavori di ordinaria
manutenzione che avrebbero dovuto
mantenere quanto meno pronta la
linea a riaccoglierne al più presto il
passaggio. Evidentemente le ragioni
della chiusura erano ben altre, e da
correlare ad una presunta diseconomia
del trasporto ferroviario nell’area
interessata. Una diseconomia
giudicata peraltro così irreversibile
(e questo è ancor più grave), tanto
da giustificare (ma ci potrà mai essere
una giustificazione a cotanto
scempio?) l’abbandono della tratta
ad un progressivo disfacimento,
senza peraltro volerne decretare la
dismissione, così da poter alimentare
-e sembra una beffa, ma andrebbe in
altro modo definito- un servizio di
trasporto pubblico, quello degli autobus
sostitutivi, che davvero può
definirsi l’emblema delle diseconomie
».
Se ne parla spesso, anche ultimamente,
ma in sostanza non sembra
esserci una reale intenzione di riattivare
la tratta.
«Di intenzioni di riattivare la tratta
ne ascoltiamo e leggiamo ciclicamente,
diciamo pure ad ogni tornata
elettorale, e questo lo dico non
polemicamente ma perché ci serve a
capire che finché la gente penserà
che il treno possa ritornare ad essere
un ordinario e funzionale mezzo di
collegamento tra Sicignano e
Lagonegro è evidente che non ci sarà
nessun politico che non cavalcherà
questa semplicistica istanza popolare
promettendone una pronta e
positiva risposta. Quella, allora, che
realmente manca è una diffusa e ben
partecipata attività di analisi, non
solo a livello istituzionale ma anche
e soprattutto a livello popolare, del
più complesso e reale problema dei
trasporti nelle aree interne del Salernitano
e del Lagonegrese, entro il
quale va poi discusso se e come la
ferrovia può trovare un suo spazio ed
a quali effettive condizioni. Insomma,
abbiamo bisogno di intenzioni
che siano reali non solo perché
sincere ma anche e soprattutto perché
siano effettivamente e rapidamente
praticabili, sia pure con una
buona e sana dose di lungimiranza».
Qualcuno ha proposto di trasformarla
in una tratta turistica.
Potrebbe essere un volano per l’economia
locale…
«Più che una trasformazione direi
che l’utilizzo in chiave turistica di
una linea ferroviaria come la Sicignano-
Lagonegro potrebbe rappresentare
non solo il primo passo verso
una sempre possibile successiva destinazione
della tratta all’ordinario
traffico passeggeri e merci, ma direi
anche il principale motivo di salvaguardia
dell’intero patrimonio
storico paesaggistico ed ingegneristico
che la linea stessa rappresenta e
che (come ogni capitale) va assolutamente
preservato dalla svalutazione.
Se ci si convincesse di
questo, non si ostacolerebbero o
sminuirebbero nel loro effettivo valore
proposte di avvio di un’attività
ludico-sportiva e turistica sulla
tratta, fosse pure, inizialmente, per
la sola percorrenza a piedi o magari
con quelle “draisines” (biciclette
ferroviarie) che in altre nazioni
(come ad esempio la Francia) hanno
fatto sì che le tratte ferroviarie
chiuse o sospese all’ordinario esercizio
non solo non andassero in rovina
(come invece sta accadendo per
la Sicignano-Lagonegro), ma anche
continuassero poi a vedere passare il
treno sia pure (per ora) solo in alcuni
giorni e con finalità e modelli
organizzativi del viaggio che ne
esaltano la lentezza piuttosto che la
velocità. E questo non è detto che
non possa già di per sé rappresentare
un valore economico di tutto
rispetto per l’intero territorio attraversato
dalla linea. Che poi ci possa
essere un giorno anche il maggior
valore dell’ordinario traffico merci e
passeggeri, chi se ne dispiacerebbe?
Quel che in verità dispiace è (non)
vedere la casacrollare sotto gli
occhi, mentre si discute se farne
un’abitazione, una locanda o un albergo,
magari spendendo pure tanti
soldi in reiterati progetti che non
verranno mai realizzati».
Raffaele Avallone
dal settimanale UNICO del 18 aprile 2008
 



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