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Scaramella, la spia che passÚ per gli Alburni


02-12-2006

Gli Alburni sullo sfondo di un intrigo internazionale. L’uomo che il primo novembre pranzava a Londra in compagnia dell’ex agente dei servizi segreti russi Alexander Litvinenko, avvelenato con l'isotopo polonio 210, è lo stesso che negli anni ‘90 frequentava gli Alburni, intrecciava amicizie, conosceva sindaci e amministratori, pranzava nei locali storici del luogo. Lui è Mario Scaramella, 36 anni, napoletano, ex consulente della commissione parlamentare sul caso Mitrokhin. Di anni ne aveva poco più di ventotto quando conosceva Domenico Rosolia, all’epoca vigile urbano, oggi geometra comunale. Appassionato di trakking Rosolia si iscrisse al circolo del Club Alpino Italiano di Napoli, frequentando il gruppo e partecipando alle iniziative. Un giorno sul mensile dell’associazione lesse un articolo che lo colpì. Il servizio parlava di Mario Scaramella e del suo gruppo di guardie ambientali contro gli abusi edilizi in zone riconosciute come patrimonio naturalistico. Rosolia interessato pensò bene di scrivergli. Scaramella gli rispose, l’incontro venne concordato proprio a Sicignano. Da quel momento l’ex vigile urbano si mobilitò per coinvolge ragazzi in cerca della loro prima occupazione perché la prospettiva pareva interessante: prepararsi come guardia parco in vista del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. L’iniziativa si rivelò un vero proprio boom. La testimonianza anonima di uno dei ragazzi selezionati per il corso racconta che: «Inizialmente eravamo duecentocinquanta, trecento persone. Ci sottoposero a test di cultura generale poi anche a prove scritte. Da trecento passammo a ottanta, poi a sessanta, a quaranta e infine a ventidue». Il corso iniziò ma non a Sicignano. La sede individuata era l’ex palazzo salesiano che si rivelò però troppo fatiscente, così l’allora sindaco di Castelcivita Ernesto Cantalupo mise a loro disposizione i locali dell’ex convento di Santa Gertrude. La vita che decine di ragazzi di Sicignano, Castelcivita, Controne, Altavilla furono disposti a praticare per diversi mesi è quella che continua a raccontarci il nostro testimone anonimo: «In quel periodo – afferma – ho conosciuto cascate, inghiottitoi, grotte sugli Alburni di cui neanche ero a conoscenza, pur essendone appassionato. In escursione ci portava un certo Achì del Cai di Napoli. Ci insegnava morfologia ambientale e botanica ma cosa ancora più importante conosceva gli Alburni come le sue tasche. Ci insegnavano il “floc”, forma, ombra, lucentezza, colore, dovevamo imparare a confonderci con i colori e le curve della natura. Ma comunque dopo le prime operazioni che ci condussero nell’interland napoletano capii quanto la cosa fosse rischiosa. Le guardie ambientali collaboravano con la criminalpol perché in quel periodo si eseguivano sequestri di impianti e strutture appartenenti alla camorra. A quel punto lasciai». «Ad un tratto, del corso e di Scaramella non si seppe più nulla – dichiara Domenico Rosolia -. Anche se lo svolgimento dello stesso fu sostenuto economicamente dalle amministrazioni locali, dalla Comunità Montana nonché dall’allora Cassa Rurale ed Artigiana di Sicignano degli Alburni».
È forse eccessivo parlare di una “spy story alburnina” ma ciò che è certo è che negli anni ’90 un gruppo di volontari venne messo a dura prova da una rigida preparazione atletica fatta di resistenza fisica e da escursioni notturne in alta montagna, con zaini in spalla sfidando neve e freddo.


Negli anni ’90 si presentarono in trecento per diventare guardia ambientale. La notizia destò l’interesse di decine di ragazze e ragazzi che si presentarono alle selezioni. Il Nasc, nucleo agenti sicurezza civile, si fece ben presto conoscere sul territorio avviando contatti soprattutto con le amministrazioni locali. L’obiettivo era di istituzionalizzare e quindi di rendere affidabile il corso che da li a poco sarebbe iniziato a Castelcivita nei locali dell’asilo dell’ex convento di Santa Gertrude. Per le selezioni il Nasc di Mario Scaramella costituì una commissione di esperti. Fra questi anche Domenico Rosolia, geometra comunale, appassionato di attività fisica. Il suo compito durante i colloqui era di porre domande di cultura fisica e sport. I test a cui furono sottoposti i ragazzi spaziavano dalla politica alla cultura generale, dalla geografia alle tematiche ambientali. Dopo le prime sedute, dopo i primi quiz e dopo le prime prove pratiche i candidati divennero ottanta, poi ancora sessanta, quaranta e infine venti. La rosa dei prescelti era pronta. Le prospettive di un lavoro, di una qualifica valida ai fini concorsuali, magari nelle forze armate, meglio ancora se la Guardia Forestale, era stata per molti la scintilla che li aveva convinti ad andare fino in fondo e a credere fino in fondo nelle prospettive del corso di formazione. Un iniziò che fu in pompa magna, con l’esibizione di decine di guardie ambientali a cavallo provenienti da tutta Italia. La parata si tenne nella piazza del paese, con decine di spettatori. Le guardie ambientali proposte dallo Scaramella erano sulla scia dei rangers americani, indossavano divise color marrone bruciato, con tanto di armi e cappello. Ma a questo punto Domenico Rosolia esce di scena, si dimette da compartecipante nell’organizzazione e non sa più in effetti quali siano gli sviluppi del caso. Eppure una testimonianza anonima ci racconta che: «Le attività si potevano tenere in qualsiasi ora della giornata. Soprattutto le esercitazioni in montagna, molti simili a dei corsi di sopravvivenza, potevano tenersi anche alle tre di notte. Terminato il corso ricordo che in termini amichevoli chiedemmo alla gente del posto di consegnare, chi naturalmente ne possedesse, tutte gli esemplari di animali imbalsamati. Questa fu una delle prime cose che facemmo. Poi si passò alle operazioni vere e proprie che più di tutela ambientale erano azioni di polizia contro la malavita partenopea. Infine ci fu lo scandalo: la scomparsa del mandato ministeriale che legittimava lo Scaramella ad esercitare con il Nasc. Allora molti tra noi capirono che il corso non era che un paravento».

tratto da: www.lacittadisalerno.it



Romina Rosolia



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