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"L’altra" facoltà di Medicina a Salerno


18-09-2006

In questi giorni c’è stato un grande dibattito a Salerno, sul perchè si sono ridotti a 50 i posti per il percorso di laurea in medicina, senza comprendere ancora che, forse, le Facoltà di Medicina in Campania si sono moltiplicate quasi per miracolo...
venerdì 18 agosto 2006, di Enzo Maddaloni - 375 letture

In questi giorni c’è stato un grande dibattito a Salerno, sul perchè si sono ridotti a 50 i posti per il percorso di laurea in medicina, senza comprendere ancora che, forse, le Facoltà di Medicina in Campania si sono moltiplicate quasi per miracolo.

Anche Avellino apre i suoi corsi, dopo Caserta, ed in verità spero che a breve anche Benevento possa realizzare i corsi di laurea in medicina. Siamo la nazione con il rapporto più alto al mondo di medici per abitanti 1 medico ogni 150 abitante circa.

In verità la domanda che mi pongo invece è relativa al fatto se non sarebbe il caso di promuovere una "altra" Facoltà di Medicina a Salerno proprio nel senso di "alternativa" del termine, perchè sperimentale, altrimenti rischiamo di non fare "altro" che riprodurre copie delle "altre", come al solito nostro.

Una “Altra Facoltà di Medicina" deve essere sperimentale innazitutto e per essere tale dovrebbe, a differenza delle altre, partire e prendere a riferimento il territorio dove agisce e confrontarsi con il "nuovo".

Il territorio come sostengno anche di un processo formativo alternativo per esplorare attraverso la ricerca e lo sviluppo di nuove metodiche anche la riproposizione di nuovi crediti formativi in medicina "altra" e per sviluppare un nuovo sviluppo eco-compatibile ed eco sostenibile del territtorio.

La “Facoltà di Medicina del Territorio” che immagino dovrebbe diventare essa stessa “Osservatorio Epidemiologico” sperimentale e quindi promotrice di un progetto complessivo di un nuovo sviluppo.

La “Facoltà della Medicina del Territorio” dovrebbe svilupparsi come “laboratorio di ricerca integrato” tra le diverse discipline: genetica; biologia; epidemiologia; farmaceutica (la Bayer ha dichiarato - ultimamente e candidamente - che i vecchi farmaci erano efficaci solo al 35% oggi bisogna utilizzare i nuovi farmaci quelli genetici, anche perchè costano di più); chimica; psicologia; o come nel caso della PsicoNeuroEndocrinoImmuninologia (PNEI) con l’esigenza anche di continuare a ricercare ed applicare gli studi già svolti sui meccanismi di rafforzamento del sistema immunitario attraverso le modalità di relazione che, coinvolgendo positivamente l’emotivo della persona, attraverso complessi meccanismi neuro endocrini, migliorano l’equilibrio immunitario da una lato e le abilità psico relazionali dall’altro. Aspetti che sono assolutamento ignorati negli attuali percorsi formativi della facoltà di medicina (F.Bottaccioli "Psiconeuroimmunologia" Ed. L’altra medicina studio 1995; N.Cousins "Anatomia di una malattia" Ed Armando, La Nuova Medicina del Dr. Hamer, S.Locke e D. Colligan "Il guaritore Interno" Giunti 1990, "La medicina sottosopra" G.Mambretti e J.Seraphine Amrita ed. Feltrinelli, Introduzione alla Nuova Medicina Rycke Geerd Hamer Ed. La Nuova Medicina; S.Fioravanti e L. Spina "La Terapia del Ridere" ed Red; ecc).

Forse il nuovo medico deve comprendere meglio che mente e corpo sono legati e che per curare il corpo si deve curare la persone nel suo complesso e non solo la malattia. Per questo l’ambiente ed i contesti di vita, l’anamnesi, i conflitti biologici territoriali; devono avere ingresso nella nuova facoltà di medicina "altra".

Lo stesso coinvolgimento delle altre facoltà: geologia; agronomia; meteorologia; ingegneria genetica e bio-elettro-meccanica, devono fare ingresso negli studi di medicina applicata.

Recenti studi sugli effetti dei campi elettromagnetici ad esempio il caso dei cellulari, sulle cellule animali, ci hanno confermato che le "cuociono". Fate un piccolo esperimento mettete un uovo tra due cellulari funzionanti e comunicanti tra di loro dopo 40/60 minuti l’uovo dovrebbe essere sodo e potete mangiarlo ( per questo consiglio l’uso costante dell’auricolare con filo).

“La Facoltà di Medicina del Territorio” anche per avviare un’esperienza direttamente sul campo, dei giovani laurendi e medici tirocinanti anche impegnandoli a domicilio dei pazienti per evitare ricoveri impropri e quindi migliorare le cure domiciliare integrate; delle emergenze territoriali 118, attraverso una formazione specifica in "emergenza/urgenza" cosa ancora non prevista; nel territorio delle tossicodipendenze (droghe ed alcool) sempre più in aumento nelle nostre citta e paesi, un medico che sappia affrontare non solo l’approccio specialistico ma anche sociale.

Attualmente il consumo di alcool vede anche abbassare l’età media delle persone che ne fanno uso. Molti ragazzi già a 14 anni fanno uso di alcolici e di Unità Alcologiche ce ne sono poche sui territori.

Per non parlare della stessa cultura emarginante, sia per la ubicazione delle sedi SERT; che per la mancata organizzazione delle strutture decentrate sul territorio, come nel caso del SERT dell’ASL 2 SA che resta emblematico....”l’isola che non c’è...” servizio ancora emarginato nel ghetto di Torre Angellara dove si affollano oltre 1600 utenti, crea una condizione di assoluta assenza di intervento medico e riabilitativo o peggio di prevenzione.

Un vecchio slogan ambientalista diceva: “pensare globale agire locale”. Ecco, credo, che questo motto debba essere utilizzato ed applicato in tutti i campi intervenendo adesso in maniera concertata e complessiva e la stessa "facolta di medicina territoriale" può e dovrebbe diventare motore di questo sviluppo e ricerca per combattere e riuscire a ridurre anche l’inquinamento ambientale.

I picchi epidemiologici per le malattie tumorali in aumento nelle aree specifiche ad alta densità di produzione agricola (Agro Nocerino Sarnese - Piana del Sele, un pò meno nel Vallo di Diano e vallo della Lucania) ci mettono in evidenza i rischi che corriamo se non interveniamo subito.

“Medicina del Territorio” per sviluppare un’intreccio di esperienze sulle future malattie virali anche attraverso la prevenzione nel campo della zootecnica da dove arrivano i nuovi virus con un’attenzione maggiore alla prevenzione che sempre meno riceve risorse economiche oggi più a beneficio delle cure dove meglio le industrie hanno sviluppato i loro "prodotti di consumo", la prevenzione non costa niente o meglio costa troppo poco per farla bene!

Ecco una Nuova "altra" Facoltà di Medicina del Territorio che sia più vicina alla gente, che non diventi anch’essa solo centro di potere, ma centro di vera cultura, aperta a tutte le esperienze ed agli sviluppi nel campo della medicina. Oggi molti cittadini, anche in Italia, credono sempre meno nella "medicina ufficiale" e sempre più persone si rivolgono alla medicina alternativa, una facoltà di medicina ha l’obbligo anche di comprendere meglio i motivi di queste scelte e costruire punti di riferimento certi non condizionati dagli intrecci di interessi economici con le industrie del farmaco ed altri prodotti sanitari.

Sarebbe grave se alla medicina del territorio optassimo per una facoltà alò servizio dell’industria verremo meno ai principi etici e deontologici ed allo stesso giuramento di Ippocrite, anche se oggi, molti medici hanno dimenticato tutto questo e quindi resta forte anche l’esigenza di "sprofessionalizzare" la professione medica.

Se riuscissimo a "vedere oltre" e riuscissimo a comprendere che la frontiera per il "nuovo" è molto più vicina di quella che appare, saremmo in grado anche di onorare meglio la memoria della Scuola Medica Salernitana la quale seppe nascere proprio dall’incrocio di diverse culture e saperi facendo illustre la sua storia.

Credo che l’Altra Facolta di Medicina di Salerno dovrebbe orientare la sua scuola ripartendo proprio dall’esempio "altro" che seppe darci una delle prime Università Mediche del Mondo quando coniugò i diversi saperi e le diverse culture mediche.

tratto da: www.girodivite.it 




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