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Campania: allarme donazioni rene, troppi negano il consenso ad espianto


11-03-2013

E' allarme donazioni di rene in Campania, troppe persone negano il consenso all'espianto degli organi. Mentre a livello nazionale il fenomeno e' calato dal 29% al 26%, in Campania il trend e' inverso e costantemente in aumento. Nei soli ultimi due anni i familiari dei potenziali donatori che hanno risposto no all'espianto sono passati dal 41% al 43%. Cifre da capogiro che mettono in crisi tutto il sistema con conseguenze gravi per la salute dei pazienti e per le casse del Sistema sanitario.
''In Campania e al Sud Italia in generale - dice il dirigente medico in Negfrologia dell'Universita' Federico II, Rosa Carrano - c'e' purtroppo un problema di tipo culturale, c'e' il culto del corpo e della sua conservazione anche da morto. Eppure ci sono 1.200 persone nella sola Campania che aspettano un organo e considerando che un anno di dialisi equivale a 5 anni di vita normale e' urgente invertire questa tendenza. C'e' quindi bisogno di un cambio dal punto di vista culturale e, piu' in generale, di una nuova organizzazione della rete trapiantologica''.
Le patologie renali sono spesso un male spesso nascosto, asintomatico e in molti casi anche ignorato dai pazienti. Eppure gli effetti possono essere tanto devastanti che la medicina li ha paragonati alle patologie oncologiche. Secondo i numeri del dipartimento di Nefrologia dell'Ateneo federiciano diretto da Stefano Federico, a soffrire di una malattia renale e' il 10% della popolazione italiana, un esercito di 6 milioni di persone, 750.000 solo in Campania. Il loro destino, nella migliore delle ipotesi, e' la dialisi in attesa di un trapianto. Per molti la sorte e' invece ancor meno clemente. Chi soffre di disturbi cardiovascolari, ipertensione, per i diabetici, gli obesi, quelli con colesterolo alto, per i fumatori o per chi in generale conduce uno stile di vita sbagliato si innesca un circolo vizioso: le patologie renali sono spesso causate proprio da questi fattori di rischio e quando si associano diventano causa di un'elevata percentuale di decessi.
''Per tutti questi motivi - dice la Carrano - e' fondamentale la prevenzione e la cura precoce delle patologie nefrologiche con il sostegno degli specialisti del settore. Piu' in generale pero' deve cambiare tutta l'organizzazione della rete trapiantologica. Non si puo' piu' ragionare solo su numeri e statistiche - dice la Carrano - E' risaputo, per esempio, che sono diminuiti gli organi espiantati da donatori giovani e adesso l'eta' media del rene e' piu' alta. Per valutarne al meglio la funzionalita' dell'organo, non basta piu' solo il chirurgo, ma c'e' bisogno del nefrologo''.
Per la dialisi i numeri sono anche meno confortanti. Sono 50.000 le persone attualmente in trattamento, aumentate negli ultimi 10 anni del 22%, e 9.000 i nuovi casi all'anno. Solo in Campania in 1.200 sono in lista d'attesa per un trapianto con un prezzo da pagare altissimo sia in termini di qualita' della vita che per le casse del Sistema sanitario. La spesa in Italia e' di 2,25 miliardi di euro all'anno, quasi il 3% dell'intero budget della Sanita', solo in Campania di circa 130milioni. In media un paziente dializzato costa 50.000 euro all'anno a fronte di uno trapiantato che ne costa 15.000.
''A cambiare deve essere tutto sistema - dice la Carrano - E' un monito innanzitutto per i medici di medicina generale che devono diffondere tra i loro pazienti la cultura della donazione. E' poi fondamentale il medico rianimatore che una volta identificato un potenziale donatore deve prendere contatto con i familiari e aiutarli in questa decisione''.
Inversione di tendenza che deve partire da un cambio di gestione innanzitutto a livello manageriale.
''Bisogna diffondere una cultura del management piu' moderna - dice il direttore del dipartimento di Salute pubblica, Maria Triassi - In questo modo, per esempio, risolveremmo anche il problema della migrazione sanitaria per la quale paghiamo 350milioni di euro, praticamente pari al debito della nostra regione''.
 

CS




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