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Agropoli, Trentinara, Piaggine - Il percorso dei birganti


Agropoli, Trentinara, Piaggine Agropoli, Trentinara, Piaggine
Dal 22 al 24 Settembre 06

Il percorso dei briganti 22/23/24 settembre 2006


L'iniziativa  "Il percorso dei briganti" è al secondo anno e ripete le stesse soste ad Agropoli-Trentinara-Piaggine, riconferma l'obiettivo della rivalutazione politica di Giuseppe Maria Tardio. Di certo, non si lavora per un'azione di retroguardia bensì si vuole superare l'indifferenza o il colpevole silenzio che ha spinto, spesso, a non parlarne; s'intende coinvolgere i tanti che vogliono capire. Sono valide testimonianze  i  luoghi, i monti, le vallate, le grotte del fiume Calore, i sentieri. Territori che  hanno custodito i segreti  ed oggi parlano ai più avvertiti: presentano i protagonisti di una vita spartana ai limiti della sopravvivenza. Una rappresentazione convalidata dai racconti dei più anziani. Fatti che da bambini hanno appreso dagli anziani del paese che con fierezza trasmettevano i segreti ricevuti, dai padri e congiunti, mai resi negli interrogatori. La lapide, inaugurata dal comune l'anno scorso, a testimonianza di un ricordo che permane, recita: In ricordo del partigiano legittimista, avv. Giuseppe Maria Tardio, (Piaggine 1834-Favignana 1892) comandante le armi borboniche (impropriamente definito brigante). La difesa di "cafoni", braccianti e contadini lo portò a combattere contro i Savoia. Sconfitto, riparò a Roma. Tradito fu arrestato e condannato a morte. La condanna fu tramutata in lavori forzati a vita nel penitenziario dell'isola di Favignana.

 Il percorso dei Briganti, in memoria di G.M.Tardio, dura tre giorni. Inizia ad Agropoli venerdi 22 settembre con l'incontro, in mattinata, con le scuole e in serata a Piaggine, mentre sabato 23 l'iniziativa si svilupperà a Trentinara sempre incontrando le scuole con la serata da  trascorrere a Piaggine. Invece la domenica del 24 settembre si svolge a Piaggine con il Meeting giovanile.In un'area del paese si realizza "Il villaggio Rurale" con tettoie, pagliai, baracche che ospiteranno momenti di antica vita rurale  animata da contadini, artigiani, briganti, gendarmi. La rievocazione ha alla base ciò che l'avvocato Giuseppe Maria Tardio compì nel settembre del 1861. Nelle prime ore del 22, sbarca, proveniente da Civitavecchia, con 32 uomini da un paranzello (barcone)  ad Agropoli. Consegna armi e divise dell'esercito borbonico e s'inerpica verso l'alto tra Giungano, Capaccio, Trentinara. Percorre, sempre nascosto tra i boschi di ontani e faggi, i monti di Monteforte e Magliano. Scende giù al fiume Calore e ne inizia la risalita aggirando forre, dirupi, sbalzi delle gole; ne fiancheggia le sponde all'ombra delle macchie ingiallite, risale  le coste di Sant'Elena nel comune di Laurino ed arriva il 24 settembre a Piaggine sul Monte Cervati. E' il monte che conosce di più, lì riparerà, quasi sempre, quando è in difficoltà inseguito dai nemici o per prepararvi escursioni armate in altre aree del Cilento. L'evento manifesta apertamente uno spirito di parte. Il personaggio lo merita: è  un partigiano sconfitto da coloro che hanno invaso il Regno delle due Sicilie. Dal paese natio, allora chiamato Piaggine Soprano, partivano le sue azioni di contrasto e  sollecitazioni agli altri comuni ad insorgere contro i Savoia. Solo l'ampio sostegno delle popolazioni del Cilento gli permette di tenere in scacco le Guardie Nazionali spesso sue alleate, la Guardia Mobile ed i bersaglieri Sabaudi. Decine di paesi insorgevano al suo arrivo. Nel prendere soldi, alimenti ed animali da greggi e  mandrie in montagna, per sfamare i suoi uomini, rilasciava un ricevo  apponendovi il timbro Borbonico e la sua firma di comandante. E' facile evincere dal comportamento la certezza della vittoria ed il sicuro rimborso per  i possessori della ricevuta. L'agire del legale, divenuto capobrigante, mira  al ritorno sul trono del legittimo Re Borbone Francesco II e della regina Maria Sofia. Dopo due anni di scontri, esaurita la speranza di rivolta generale del Sud, ripara a Roma. Nel 1870, con la conquista di Roma, fu arrestato perchè riconosciuto e denunciato da un pastore di Valle Dell'Angelo andato militare in quella città. Il soldato, a compenso della denuncia, ricevette la taglia. Una volta arrestato, il legale subì un lungo processo che si concluse con la sentenza di condanna a morte. L'accusa gli attribuiva il reato di voler sovvertire l'ordinamento dello Stato, e nel merito anche fatti di sangue. In seguito, la pena fu tramutata in condanna ai lavori forzati a vita nel penitenziario dell'isola di Favignana in Sicilia, dove, dopo 20 anni di prigionia, morì. Anche la revisione del processo, con la costituzione di un comitato, potrebbe rendere onore a chi volle combattere per la Patria ma sul fronte perdente.
                                                                                                  Assessore                                                                         
Cultura Ambiente Politiche sociali
Marra Vincenzo
Tel 348 0099429
e-mail enzomarra@tiscali.it




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